Regolamento Sul Design Comunitario: L’opinione Del Comitato Economico E Sociale

Regolamento Sul Design Comunitario: L’opinione Del Comitato Economico E Sociale

UNIONE EUROPEA: NUOVE NORME

Regolamento sul Design Comunitario: l’opinione del Comitato Economico e Sociale Le leggi nazionali degli Stati Membri dell’Unione Europea sono state armonizzate dalla Direttiva 98/71/CE del 13 ottobre 1998 (vedi notizia a parte), cui dovrà essere data attuazione entro il 28 ottobre 2001. Nel frattempo, si continua a lavorare per istituire un sistema di registrazione per il Design Comunitario sulla falsariga di quello, rivelatosi estremamente efficace, del Marchio Comunitario: il Comitato Economico e Sociale dell’UE ha espresso un parere, pubblicato sulla G.U. C 75 del 15 marzo 2000, in merito alla proposta modificata di un Regolamento del Design comunitario che una volta adottato sarà, al contrario di una Direttiva, direttamente applicabile negli Stati Membri. Nel documento, che influenzerà il contenuto del futuro Regolamento, il Comitato ha sottolineato l’importanza dei principi enunciati dalla Direttiva, di cui auspica il recepimento in tempi brevi da parte degli Stati Membri, ed ha inoltre avanzato alcune proposte, riassunte qui di seguito, su alcuni punti controversi della bozza di Regolamento.

Tutela del design non registrato

La proposta di concedere protezione triennale al design non registrato, avanzata con l’obiettivo di favorire i settori a rapida evoluzione (moda, giocattoli) e sostenere le PMI, è stata causa di molte divergenze, tra le quali spicca quella relativa alla prova della malafede che sarebbe una condizione per perseguire presunti contraffattori. Secondo la Commissione, porre tale condizione potrebbe disarmare i titolari dei diritti di esclusiva non registrati.

Parti di ricambio

Sulla ben nota questione della protezione delle parti di ricambio la Direttiva ha lasciato liberi i legislatori nazionali, pur auspicando modifiche tese alla liberalizzazione di questo mercato. Ebbene, anche la Commissione sposa questa linea, con l’intento di verificare l’andamento del mercato a tre anni dall’attuazione della Direttiva per valutare l’introduzione di eventuali cambiamenti.

Requisiti per la tutela ed esame …

Mario Bracigliano

Mario Bracigliano

Mario Bracigliano was born in La Spezia (Italy) in 1934.

He lives and works in Milan, V. Vigevano, 32 tel. (+39) 02-8361755 – 0338-2442218

Bracigliano realized to order oil on canvas portraits and wall paintings (among which the decoration of the Baptstry of S. Cipriano Church in Milan.

References: Artist’s Gallery, Milan – The Conte Gallery, Milwaukee (Wisconsin, U.S.A.)

Exhibitions:

1964 Varese, Casa Varesina d’Arte – 1968 Milano, Galleria Il Giorno – 1970 Como, Galleria Il Salotto – Roma, Studio d’Arte Moderna SMI3 – 1971 Lodi, Galleria Il Gelso – Torino, Galleria Triade – Spoleto, Galleria Il Fondo – 1972 Tradate, Galleria del Leone – Milano, Galleria Il Giorno – Milano, First National City Bank – 1973 Milano, Galleria Struktura, Como, Galleria Il Salotto – Genova, Galleria L’Incontro – 1974 Bologna, Galleria Andromeda – 1976 Milano, Galleria Studio A – 1977 Milano, Galleria Pace – Soncino, Operazione alla Rocca Sforzesca – 1978 Candelo, Scene e costumi per lo spettacolo di Mimo al Ricetto – 1979 Torino, Galleria Spirali – 1983 Biella, Galleria La Passarella – 1989 Brescia, Associazione Artisti Bresciani – 1990 Como, ex Chiesa di San Francesco – Luino, Civico Centro di Cultura – 1991 Milwaukee, (USA), La Galleria del Conte – 1992 Campione d’Itala, Galleria Civica – 1994 Bergamo, Ex Ateneo – 1996 Bergamo, Sala della Provincia – 1997 Porlezza, Galleria Civica – 1997 Castellanza, Villa Pomini – 1997 Vipiteno, Galleria Civica.

Group exhibitions:

1952 Roma, Incontri della gioventù (selezionato per la Liguria) – 1963 Napoli, Le quattro giornate – 1964 Cuveglio, Premio Valcuvia (premiato) – Assisi, Mostra d’Arte Mariana Apricale, Il lavoro della terra (premiato) – 1966 Assisi, Mostra d’Arte Mariana – Milano, Rotonda della Besana, Milano vecchia e nuova – Bormio, Premio Contea – Bologna, Museo Civico, Proposte per una manifestazione, esposizione, rappresentazione – 1970 Barcellona, …

ADCI – Art Directors Club Italiano

ADCI – Art Directors Club Italiano

Prima dell addiccì: una fiction italiana.

di Till Neuburg

Prima di leggere la storia infinita dell Art Directors Club Italiano, dovete sciropparvi un prequel un pezzetto di modernariato italiano nel quale non c erano ancora la rucola e il meidinitali.

Dunque: nel 1966, a Milano, cinque art director si accorsero che per comunicare qualcosa a più persone non c erano solo il formato Uni e l Helvetica. Avevano scoperto gli annual inglesi e americani, e i due stranieri della combriccola s erano pure appassionati alle prime campagne dei sigari Hamlet e della Volkswagen. Il quintetto era formato da Giancarlo Iliprandi, Flavio Lucchini, Pino Tovaglia, Horst Blachian e il sottoscritto. Era nato il primo “Art Directors Club” a sud di Ponte Chiasso.

Organizzammo una mostra e un annual come avevamo visto fare nei paesi dove erano in Franklin Gothic anche i parafulmini e le cattedrali. Uscivano i lavori di sessanta persone che diventavano automaticamente i primi soci. Tra le persone che tuttora bazzicano i salotti della comunicazione, c erano il wunderkind tedesco Michael Göttsche, la grafica Titti Fabiani, il designer Enzo Mari e il futuro editore Franco Maria Ricci. In fondo al libro, nell indice dei nomi, mancava la categoria copywriter.

Un impianto stereo con un solo canale.

Per motivi puramente storici (non per svilire l importanza dei copywriter), nelle sigle delle loro associazioni, in tutto il mondo, i creativi si riferiscono all art direction o al design. Da noi invece, quel nome (ADC oppure D&AD;) veniva talmente preso alla lettera che, nonostante una rissa da me provocata quand ero presidente di quella setta, i soci insistevano a non volere i copy.

Tutti bartalisti.

Così, con la complicità dei migliori copywriter dell epoca, nel 1970 gli art director più vispi fondarono l “Advertising Creative Circle” . Presidente era Montaini, il vice …

Schiacciate sotto un’autogru, muoiono tre giovani donne

Schiacciate sotto un’autogru, muoiono tre giovani donne

Cronaca

L’utilitaria è rimasta schiacciata, come fosse di latta, sotto il peso dell’autogru. Dal davanti si scorgevano soltanto alcuni pezzi di carrozzeria. In quel mucchio di lamiera, incastrati sotto il camion di più di 200 quintali, i corpi senza vita di tre donne di 23, 33 e 37 anni. E’ la scena che si sono trovati di fronte i soccorritori quando poco prima delle 11 sono arrivati sulla Cispadana, al confine tra Boretto e Gualtieri.

Il conducente dell’autogru, Franco Cavalca, di 65 anni, procedeva verso Parma quando, secondo quanto ricostruito dagli agenti della Polizia municipale della Bassa Reggiana, si è trovato di fronte l’utilitaria, una Fiat Punto, con a bordo le tre donne: due sorelle e un’amica, di origini indiane. Stavano tornando da una lezione di scuola guida a Viadana. Al volante c’era la 37enne Gurdeep Kaur. Per cause ancora da chiarire l’auto ha sbandato e ha invaso la corsia opposta. Il conducente dell’autogru ha provato ad evitarla ma l’impatto è stato tremendo. E il pesante camion ha in pratica inghiottito l’auto non lasciando scampo alle tre donne. I vigili del fuoco, arrivati da Reggio e Guastalla con due mezzi e sette uomini, hanno impiegato parecchio tempo per estrarre i corpi. Si temeva potessero esserci anche dei bambini.

La centrale operativa del 118 ha inviato sul posto, oltre all’ambulanza, anche l’elisoccorso, che però è rientrato senza trasportare feriti. Nel tragico scontro sono morte le due sorelle Kaur, Gurdeep di 37 anni, e Rajandeet di 33 anni, e la vicina di casa Babi Deepika, 23anni appena compiuti. Poco dopo l’incidente sono arrivati anche i parenti delle donne, che sono stati confortati dai sanitari e dagli agenti della municipale. Franco Cavalca, residente a Bagnolo, è stato traspsortato in ospedale sotto choc. Sulla Cispadana è dovuta intervenire un’altra gru per sollevare il camion: …

Bolshoi e Marijinsky in Italia

Bolshoi e Marijinsky in Italia

Una pacifica invasione russa, senza dubbio foriera di bellezza, virtuosismo e prestigio, si “abbatte” fino al 18 maggio sulle scene italiane. Con un tempismo incredibile, e irripetibile per la ghiotta qualità delle proposte, sono infatti in arrivo – tra Milano (al Teatro degli Arcimboldi fino a domenica 13) e Reggio Emilia (tra il 15 e il 18 maggio) – le leggendarie compagnie di balletto del Bolshoi di Mosca e del Marijinsky di San Pietroburgo. In sintesi l’eccellenza della danza di impianto accademico, depositaria della tradizione pura del balletto classico, che si incarna ancora oggi in artisti che, meraviglie delle meraviglie, quando parlano della loro arte menzionano sempre un termine, ohibò, desueto ma sul quale converrebbe meditare a lungo: ” spiritualità”.

Non di meno, ed è questo l’elemento che arricchisce la prelibatezza dei due eventi, nel corso degli ultimi venti anni i due colossi coreutici, da espressione gloriosa dell’ideologia sovietica con il suo realismo stentoreo ed epico, si sono aperti alle esperienze più importanti del neoclassicismo e postclassicismo occidentale per ovvie ragioni fin lì mai frequentato. E il connubio – tra un linguaggio accademico evoluto e i massimi detentori della sua filosofia ed estetica – è stato subito abbagliante.

Inoltre le due compagnie, già caratterizzate l’una da uno stile inarrivabile fatto di lirismo e purezza (il Marijnsky), l’altra dall’intonazione eroica e dallo smagliante piglio atletico (il Bolshoi), hanno iniziato a definire ancor di più le linee artistiche dei loro nuovi curricula, operando scelte intriganti, che dimostrano un dinamismo intellettuale impensabile prima.

Si prenda il Bolshoi. Dopo una serie di vicissitudini che l’hanno portato a numerosi cambi di direttori, nell’ultimo periodo ha ritrovato una certa stabilità sotto la guida del giovane Alexej Ratmansky – ballerino e coreografo che ha maturato la sua esperienza all’estero e tornato a Mosca, alla guida del colosso, …

Parassita raro, l’Usl 7: «Non si trasmette all’uomo». I veterinari: «Contagi possibili»

Parassita raro, l’Usl 7: «Non si trasmette all’uomo». I veterinari: «Contagi possibili»

di Chiara Pavan

VENEZIA (10 gennaio) – Che il Veneto Orientale e il Friuli Venezia Giulia siano in piena “crisi digitale Rai” può starci. Ma la protesta del comitato di sindaci e cittadini, irritati perché i tg si smaterializzano in un caleidoscopio di triangoli non è colpa della Rai. Si capisce chi protesta per soldi spesi (fino a 350 euro) senza vedere bene. Ma il segnale c’è. «C’è. E arriva» dice Ferdinando Andreatta, dirigente Raiway, l’azienda proprietaria della rete di trasmissione e diffusione del segnale Rai. «La rete funziona, in Veneto è anche buona – precisa Andreatta -, certo ci sono piccoli miglioramenti da fare, ma nel complesso regge bene. Forse in qualche area il segnale è più scarso, ma non mi risulta esistano zone in cui non si vede proprio nulla».

Il problema, dunque, è un altro. E si chiama antenna. «Abbiamo partecipato a diverse riunioni, ancora lo scorso 17 dicembre siamo andati a Portogruaro, in quella serata di neve. Ne abbiamo discusso anche nella conferenza dei sindaci del Veneto orientale poco tempo dopo – ricorda Andreatta – e durante un incontro con gli antennisti il 22 dicembre. In quelle zone il problema si lega alle antenne». E quelle installate nelle case di Veneto Orientale e Friuli sono particolari: semplificando, si può dire che furono ideate, in “epoca analogica”, per gestire contemporaneamente, e grazie a filtri speciali, segnali “confinanti” che provenivano dai ripetitori posti in zone diverse (Udine, Piancavallo, Monte Venda o Col Visentin).

«Gli antennisti di allora fecero miracoli – ricorda Andreatta – ora però, con la razionalizzazione imposta dal digitale, le cose cambiano». E quei filtri e quelle antenne non servono più. «Un utente deve ora decidere se vuole vedere la tv friulana o quella veneta, insomma, deve scegliere cosa vedere». E una volta deciso, direzionare l’antenna …

IL CENTRO VITIVINICOLO BRESCIANO AL VINITALY

IL CENTRO VITIVINICOLO BRESCIANO AL VINITALY

di Luigi Del Pozzo

Come da consuetudine anche per l’edizione del 2000, la 34ª, il Centro Vitivinicolo Bresciano sarà presente al più importante appuntamento vinicolo nazionale e fra i più importanti del mondo: Vinitaly. Una presenza che quest’anno, finalmente, dopo anni di infelice dislocazione vedrà il padiglione Lombardia collocato proprio all’ingresso del polo espositivo ospitato in una tensostruttura di circa 5000 metro quadrati.

Fra i protagonisti vi saranno certamente i vini bresciani tradizioni nobili e celebri visto che la loro presenza in molti casi risale a molti secoli orsono. Lo stesso Assessore provinciale all’agricoltura e presidente del Centro Vitivinicolo, Giampaolo Mantelli, ha espresso grande soddisfazione per questa nuova collocazione e soprattutto per la maggior entità di spazi concessi sia all’intera Lombardia sia ai prodotti bresciani.

Ai vini bresciani è stato assegnato nel padiglione Lombardia il 23,2% della superficie subito dopo l’Oltrepò pavese con il 45,0%. Gli stands bresciani, Franciacorta esclusa, raggruppati e coordinati dall’Ente Vini sono 21 ai quali sommati i due spazi istituzionali riservati al Consorzio Tutela Lugana e al Botticino. Giustamente il presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha di recente sottolineato che la Lombardia è la regione con maggior numero di DOC con un 7% della produzione nazionale DOC ed un patrimonio produttivo di oltre 27 mila ettari capaci di fornire annualmente oltre un milione e mezzo di ettolitri di vino 800 mila dei quali DOC e DOCG.

“La Provincia di Brescia ha, con il bilancio recentemente approvato per il 2000, dato un ruolo diverso all’agricoltura bresciana che non è esclusivamente quello relativo al comparto agricolo ma da tramite anche per altri argomenti e settori attraverso un rapporto singergico di interventi, non solo di carattere economico, ma anche di coordinamento fra gli Assessori all’Agricoltura, al Turismo, alla Cultura e in parte anche allo Sport, come ad esempio …

La motorizzazione dell’Italia nel periodo bellico

La motorizzazione dell’Italia nel periodo bellico

TIMESTAMPS

A partire dalla metà degli anni ottanta la concorrenza internazionale si fa sempre più intensa, per tre ordini di motivi: la globalizzazione, vale a dire l’ampliamento dei mercati a livello mondiale per effetto dell’allentamento delle barriere commerciali; la comparsa, in alcuni paesi emergenti, di nuovi competitori; le forti perturbazioni economiche che hanno reso instabili i mercati.

Oggi nei paesi industrializzati il mercato dell’auto è un mercato di sostituzione. Inoltre la domanda è fluttuante e imprevedibile, e gli acquirenti di automobili sono sempre più esigenti. Il prodotto non può più essere massificato: le imprese devono essere in grado di offrire una vasta gamma di modelli, ciascuno dei quali differenziato per colori, accessori e gadget, così da venire incontro ai gusti dei clienti.

Il programma di internazionalizzazione così come era stato concepito da Gianni Agnelli negli anni sessanta, riprende vigore nella seconda metà degli anni ottanta. La mossa più importante è la trattativa per la fusione con la Ford Europa, che avrebbe consentito la creazione di un polo dalla capacità produttiva di oltre tre milioni di vetture annue. L’operazione non va però in porto per le difficoltà sorte nella definizione degli equilibri proprietari del nuovo gruppo.

Da allora in poi la strategia di espansione internazionale della casa torinese è caratterizzata dalla tendenza a privilegiare accordi in cui la Fiat possa giocare un ruolo guida. La logica dell’assorbimento “forte” per esempio, presiede agli accordi del 1989 con il governo dell’Unione Sovietica per la realizzazione di uno stabilimento per la produzione di un’utilitaria, e alle trattative per l’acquisizione della svedese Saab, poi non concretizzatesi.

Un’altra opzione strategica perseguita dalla Fiat è quella di dilatare e consolidare le iniziative realizzate a vario titolo in passato: è il caso di Brasile, Argentina, Turchia e Polonia.…

Chi ha paura del bruco cattivo?

Chi ha paura del bruco cattivo?

Attualità

Il nemico è arrivato dalla Cina. Si chiama Piralide del bosso. Si tratta di una farfalla le cui larve si nutrono, appunto, di qualasiasi specie di siepe di bosso che incontrano sul loro cammino. ‘Anche stamattina moltissimi cittadini da tutta la provincia, dalla collina, dalla bassa reggiana, ci hanno chiesto informazioni su questa infestazione’. A parlare è Anselmo Montermini, direttore del Consorzio fitosanitario. Nel giro di pochi giorni le foglioline di un cespuglio possono scomparire divorate dai bruchi, il cui intento è immagazzinare cibo in quantità prima di chiudersi nelle crisalidi e iniziare la metamorfosi. L’infestazione è stata importata dall’oriente da vivaisti che inconsapevolmente l’hanno fatta giungere in Europa assieme alle piante acquistate.

‘E’ stata introdotta in Italia nel 2007, le prime segnalazioni risalgono al Piemonte in quell’anno, lentamente si sta diffondendo come purtroppo fanno tutti i nuovi alieni che arrivano nel nostro territorio’, spiega Montermini. Ad aggravare il problema il fatto che non solo di bosso questo lepidottero è capace di nutrirsi. ‘Sta andando anche su piante nelle prossimità di queste siepi di questi alberi. E’ abbastanza obiquitaria.’ L’invasione può portare in pochi giorni al disseccamento di intere siepi. L’invito è però quello di non allarmarsi eccessivamente.

Dal tono preoccupato sono tante le chiamate che anche i vigili del fuoco stanno ricevendo in questi giorni. Il 115 non è però il numero corretto da comporre. Meglio rivolgersi al Consorzio fitosanitario che può consigliare l’utilizzo di appositi prodotti. Alternativa a quelli fitosanitari è la via biologica, con l’impiego di un batterio, il Bacillus thuringiensis. La precauzione principale è di fare attenzione all’utilizzo di qualsiasi tipo di veleno. ‘Se usati male – conclude il direttore – possono dare seri problemi a chi li usa. Prima di passare a bombardamenti con insetticida meglio provare altri sistemi e prima di utilizzare un …

Antitrust a Rai e Mediaset: «No a uso call center per televoto»

Antitrust a Rai e Mediaset: «No a uso call center per televoto»

Per motivi di protezione Copyright non possiamo pubblicare annunci di software

Ricordati di segnalarci ogni variazione del tuo annuncio

0421-Vendo PC OLIVETTI 486 con monitor a colori ottimo per prima esperienza utilizzabile subito! comprensivo di vari programmi già installati Prezzo simbolico Lire 100.000. Tel. 0347/804662 Email: Roberta [email protected]

0420-Vendo lit.450.000 trattabili monitor 1705 Apple usato 6 mesi con manuali originali. Tel. 0348 2239571 Comini Marco Email: Giacomo [email protected]

0420-Cerco lettore scsi cdrom 2x interno, schede audiomedia e sample cell nubus, schede di acquisizione video qualitaÕ vhs in/out per nubus. Tel. 0289125440 Email: Sacha Petix [email protected]

0420-Vendo stampante a colori IBM 4079 PostScript 12 MB DI RAM, Lire 1.200.000. Tel. 0347/2107519 Email: Giacomo [email protected]

0419-Cerco modem interno usato per powerbook G3 wall street o PCMCIA minimo 28.800. Tel. 0182 646001 Email: Marco Testa [email protected]

0418-Cerco PowerBook G3/233 ottimo prezzo. Fatturabile Tel. 0033-609069940 Email: Aldo [email protected]

0413-Vendo Powerboook 180c schermo matrice attiva 10MB Ram HD 500 MODEM/FAX interno 14.400 con cavi per collegamento a monitor esterno+tastiera esterna+mouse+Monitor SONY 15″ colori tutto perfettamente funzionante a L. 1.200.000. Email: Typestudio [email protected]

0409-Vendesi computer portatile Apple Powerbook 1400c 166 mhz in versione completa con software vario e con un anno di vita e monitor Apple 21″ a colori il tutto a L. 3.700.000 non trattabili. Tel. 0033-609069940 Email: Prato Stefano etoile [email protected]

0409-Vendo PWBook 1400cs/166 praticamente nuovo con lettore cd e dischetti, espansione a 48MbRam, modem PCMCI 56kb incluso (solo lui 400gambe) a solo lire 1.800.000. INTERESSANTE – Email: Massimo [email protected]

0409-VENDO Stampante laser a colori A4 Apple LaserWriter 12/600 PS 600×600 Dpi con Color PhotoGrade a Lire 2.000.000 – Email: Studio Wise [email protected]

0407-Vendo Apple Macintosh 8100/80AV (con uscita ed ingresso video SVHS), RAM 40Mb, HD 540Mb L. 900.000. Telefonare allo 08187175- Email: EuBen [email protected]

0407-Vendo PowerMac 4400/200 48/2GB CD Monitor AV16″ Applevision Trinitron …

“Bisogna accontentarsidelle solite toppe”

“Bisogna accontentarsidelle solite toppe”

Attualità

Tutto inizia con una ragnatela, segnale inequivocabile del deterioramento delle strade e stadio precedente alla formazione delle buche, che in questo periodo, come tutti gli anni, attanagliano quotidianamente migliaia di automobilisti reggiani. Con le abbondanti nevicate che ci sono state, seguite dalle piogge, il problema si è aggravato.

“Dalle chiamate che riceviamo, verifichiamo che in corrispondenza di situazione climatologiche come quella di quest’anno, che perdurano nel tempo, c’è un’impennata delle chiamate”. A parlare è Alfredo Di Silvestro, dirigente del servizio manutenzione del Comune di Reggio. È lui a dirci che lo scorso febbraio le segnalazioni di problemi al manto stradale arrivate al numero dedicato (0522 456008) sono state 218. Una mole di chiamate destinata ad essere superata nel mese in corso.

In totale i chilometri di strade di cui si occupa l’amministrazione comunale sono 800. Un migliaio circa quelli di competenza della Provincia, mentre all’Anas spetta la manutenzione della tangenziale Nord, della via Emilia, e della statale 63. “Mediamente ogni anno – spiega Di Silvestro – spendiamo in manutenzione straodinaria circa 1,5 milioni di euro, mentre in manutenzione ordinaria sono 600 mila euro, purtroppo sono soldi che per il nostro patrimonio non bastano”

In tempi di magra per le casse degli enti locali, quando si presentano stagioni con precipitazioni appena sopra la media, diventa difficile far fronte ai crateri che si formano nelle strade. “Sarebbe opportuno fare consistenti interventi di rifacimento del manto stradale, questi però sono molto onerosi, dunque dobbiamo orientarci a vari tipi di interventi, ottimizzare, come giusto che sia, il risultato con la spesa, in relazione alle risorse che ci sono disponibili”.

Riempire e rattoppare è comunque un lavorare. E l’intervento spesso dura poche ore se effettuato in un clima umido o addirittura sotto le pioggie. Da mettere in conto poi ci sono le eventuali cause …

Mariano Pieroni

Mariano Pieroni

Mariano Pieroni è nato a Barga (Lucca) nel 1937; vive e lavora a Solbiate Arno (Varese).

Ideologo del movimento dimensionista, ha fatto parte di gruppi storici dell’area lombarda: L.A.D.P.D.V. – I Besnatesi – Porta Ticinese – Centro documentazione arte Varese. Dal 1952 al 1966 vive a Firenze e frequenta gli studi di Rosai, Grazzini, Conti, la scuola libera del nudo presso l’Accademia di Belle Arti diretta da Giorgio Settala; è allievo di Silvio Polloni, e attorno al 1954 entra come allievo nello studio di Pietro Annigoni. Tra i suoi maestri Ugo Seravalle (post-macchiaiolo) ed Emanuele Zambini (scultore). Di prima formazione figurativa tradizionale macchiaiola, passa, dopo la scuola del nudo all’Accademia di Firenze, all’informale, all’Astratto adottando varie tecniche come il collage, il frottage ed altro. Nel 1966 si trasferisce in Belgio a Liegi e lavora nello studio di André Junkers (ceramica e scultura); dopo otto mesi torna in Italia e risiede in Solbiate Arno.

Dal 1970 ad oggi ha tenuto più di 50 personali in Italia e all’estero; ha vinto numerosi premi ed ha partecipato a collettive, su invito, organizzate da noti critici d’arte. Ha eseguito opere pubbliche commissionate da città e comuni: affreschi e sculture, ceramiche, vetrate, opere in ferro, materiale plastico e bronzo. Sue opere si trovano in numerosi musei italiani e stranieri europei e delle Americhe. Attualmente è animatore di un gruppo denominato Linea confinaria. Elio Sparano e Rolly Cannara gli hanno dedicato due ampi servizi documentari televisivi Rai 1 (TG 1 Cronache 1978).

Testimonianze e testi, tra gli altri di: Silvio Zanella, Franco Solmi, A. M. Ruisaard, Enrico Bai, Marco Rosci, Franco Passoni, Luigi Carluccio, Mario Pistono, Elio Bertolazzi, M.L. Stellato, ecc.. Da una presentazione di Franco Solmi

E’ per una dilatazione nella dimensione del non detto e dell’indicibile che si giustifica, del resto, l’aura metafisica rilevata …

Treviso. “Chi l’ha visto?” a Montebelluna per trovare uno scomparso di 55 anni fa

Treviso. “Chi l’ha visto?” a Montebelluna per trovare uno scomparso di 55 anni fa

di Elena La Terza

ROVIGO – Associazioni no-profit e sportive nel mirino degli 007 dell’Agenzia delle Entrate di Rovigo. L’obiettivo è quello di stroncare il fenomeno delle “sponsorizzazioni false” e di verificare il corretto invio all’Agenzia dei dati che permettono alle società di ottenere benefici fiscali.

Non ci sono solo i vip (o presunti tali) di Cortina nel mirino del Fisco. In un periodo nel quale i controlli sono sempre maggiori e la lotta all’evasione fiscale si fa sempre più dura, anche in provincia di Rovigo sono partite le verifiche, tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012. Non sembra trattarsi di controlli a tappeto, ma di verifiche che avvengono a campione ogni anno e che impegnano i funzionari per al massimo un paio di giorni per ogni società.

Ma gli 007 del Fisco non sembrano voler dare tregua ai furbetti. Dopo le verifiche delle emissioni degli scontrini nei bar e nei locali degli spritz, adesso è arrivato il momento di controllare se anche i responsabili di associazioni sportive e di volontariato abbiano tutto in regola. Indirettamente, il controllo arriva anche alle aziende, dato che uno degli obiettivi è quello di reprimere in modo forte e preciso un fenomeno che pare essere molto in voga soprattutto tra le piccole società sportive: si tratta delle false sponsorizzazione, che vedrebbero come protagonisti l’associazione e l’azienda sponsor della squadra.

In pratica la truffa avverrebbe quando la somma versata dalla ditta alla società viene poi restituita (quasi sempre si tratta di una restituzione dell’85-90 per cento) sottobanco, permettendo all’azienda di crearsi una provvista di “nero”. In parole povere: l’associazione guadagna quel poco che le permette di sopravvivere e la ditta scarica al fisco una cifra non reale, avendo allo stesso tempo un beneficio diretto e uno indiretto che permette di mettere in atto …

In Ogliastra, sulle tracce di Jack London

In Ogliastra, sulle tracce di Jack London

Home > Focus> In Ogliastra, sulle tracce di Jack London

21:12 – lunedì 06 settembre 2010

Marco Paolini

Vuoi ricevere quotidianamente gli ultimi articoli nella tua casella di posta? Registrati e attiva il servizio

In Ogliastra, sulle tracce di Jack London

Poco tempo fa ci capitò di ascoltare un primoassaggio del nuovo lavoro di Marco Paolini dentro, attorno, attraverso l’opera di Jack London. Era un racconto, Preparare un fuoco (To build a fire del 1902, nella bella traduzione di Davide Sapienza), reinventato com’è nello stile dell’attore e autore veneto, tratto dal grande repertorio dello scrittore di Zanna Bianca. Ed è bello, quasi un privilegio, scoprire come Paolini continui in questo viaggio nelle architetture verbali e narrative dell’americano.

Così, fatto il passo successivo, i racconti sono diventati tre: Paolini ha presentato due nuove tappe di questo percorso in un clima che ben si addiceva al gelo del Klondike, ambientazione prediletta da London. Una gelida e inattesa tramontana, infatti, sbatteva sulle montagne sarde dell’Ogliastra, nello spazio suggestivo della Stazione dell’Arte di Ulassai: ma il pubblico, coraggiosissimo, stretto in coperte di lana o sacchiapelo, ha retto lo sbalzo di temperature, e ha sfidato i dieci gradi stringendosi attorno al narratore, cerimoniere della serata, con grande affetto e attenzione.

Va detto che il pubblico del festival Ogliastra Teatro, organizzato con determinazione e entusiasmo dalla compagnia cagliaritana Cada Die, è davvero straordinario: si arrampica (letteralmente, in qualche caso) sulle aspre alture di questa bellissima provincia sarda, che aveva ispirato anche i disegnatori di Tex Willer, e segue con passione le proposte di una rassegna che ha infilato una serie di appuntamenti decisamente intriganti. Marco Paolini ha dunque presentato Uomini e Cani, filiera di racconti in cui Jack London si ritrovava – come dice il narratore nell’esilarante finale – sempre nel “ruolo del cane”.

Cane che …

Venezia. Venditori abusivi scappano, travolgono una donna e la feriscono

Venezia. Venditori abusivi scappano, travolgono una donna e la feriscono

14/06/2007 a cura di Giulio Zucchini

Sono passati ormai molti anni da quando il giovane Salvatore Ferragamo partì da Napoli per affermarsi come lo stilista delle calzature di Hollywood. Ma oggi è a Tokyo che la maison Ferragamo ha trovato uno dei suoi migliori acquirenti. Infatti oltre il 23% dell´intero fatturato del 2006 – pari a 630 milioni di euro – è proveniente proprio dal mercato giapponese.

Il 17 maggio scorso ha visto per la prima volta sfilare Ferragamo sulla passerella di Tokyo in occasione della presentazione della nuova collezione autunnoinverno 2007. All´interno della Roppongi Hills Gallery un pubblico estremamente selezionato, tra cui la principessa imperiale Takamado, ha potuto apprezzare il talento di Graeme Black per la collezione Donna e di Massimiliano Giornetti per l´Uomo.

Certamente imporsi sul mercato giapponese rimane una priorità. Attualmente sono 75 i negozi presenti sul territorio giapponese e portare la collezione a Tokyo significa marcare in maniera indissolubile quella che si prospetta una lunga storia d´amore tra la maison Ferragamo e il Giappone.

Ma anche gli States non sembrano indifferenti al successo di Ferragamo. Infatti il 50% del fatturato proviene dall´area dollaro americano e il 21 maggio 2007 Wanda Ferragamo Miletti, moglie di Salvatore, ha ricevuto dal Fashion Institute of Technology della State University of New York una laurea honoris causa in Belle Arti.

Non a caso, in occasione dell´incontro del 9 giugno, il premier Romani Prodi ha regalato a Bush un set di cravatte Ferragamo. Sfortunatamente il Presidente degli Stati Uniti si è limitato ad un atlante del National Geographic ed un rosario Tiffany per la moglie, la quale ha risposto con una borsa Tod´s per la first lady americana. Job Opportunities

Copyright © 2005 Radio Time S.r.L – FashionFm è una testata registrata presso Tribunale di Bologna Aut.Nr.7561 del 08/07/2005

Tutti i diritti …

© 2019 Proudly Powered by WordPress