Spaggiari inciampa su Internet

Spaggiari inciampa su Internet

Economia e Lavoro

Ciò che rimane del grande sogno Internet di Alessandro Spaggiari, è oggi nelle mani del liquidatore Mario Ferrario. Dal suo ufficio milanese, Ferrario sta cercando – e con un certo successo – di vendere a pezzi le attività di Galactica, la società informatica fondata nel 1989 da Lorenzo Podestà e rilevata due anni fa dall’imprenditore di Correggio. L’obiettivo del titolare della Spal era quello di trasformare Galactica nel più importante Internet service provider italiano. Un obiettivo supportato da ingenti investimenti e da accordi con nomi altisonanti come Microsoft e Cisco. Nell’aprile dell’anno scorso un aumento di capitale e l’avvio delle procedure per la quotazione al Nuovo Mercato. Poi, la grande bolla della cosiddetta New Economy esplode. Per Spaggiari cominciano i primi problemi. Lo sbarco a Piazza Affari viene rimandato a tempi migliori. I conti cominciano a non tornare e il 7 settembre scorso arriva il colpo definitivo: Telecom Italia disconnette le linee di Galactica. Due settimane dopo, all’assemblea degli azionisti non resta che deliberare lo scioglimento e la messa in liquidazione della società. Il liquidatore si è messo subito al lavoro. Il 30 novembre il ramo d’azienda business, con relativi dipendenti e infrastrutture logistiche e tecnologiche, è stato ceduto alla Aconet, società del gruppo Cofisan. Ieri, invece, è stata perfezionata la cessione del marchio Galactica e dei servizi Adsl e di posta elettronica al gruppo Cubecom.

Un brutto colpo, insomma, per Spaggiari, che di Galactica controllava il 90% del capitale e che, in quanto azionista di Bipop, è anche alle prese con il bagno di sangue dell’operazione Entrium. Nell’acquisizione della società tedesca, attraverso la sua finanziaria Crefin, l’imprenditore correggese ha investito in gennaio 100 miliardi. Nell’arco di un anno, a causa della caduta del titolo, ne ha persi 78. E in seguito agli accordi presi con gli altri soci di Bipop fino al febbraio dell’anno prossimo non può vendere neppure una degli oltre 6 milioni di azioni acquistate.


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