Brevetti Ogm Bowman Monsanto Corte Suprema Usa

Brevetti Ogm Bowman Monsanto Corte Suprema Usa

Brevetti OGM: la sentenza Bowman-Monsanto

Riprodurre oggetti brevettati è illecito: la Corte Suprema americana ha applicato alla causa Bowman-Monsanto questo principio, valido su entrambe le sponde dell’Atlantico, anche se l’oggetto del brevetto è un organismo geneticamente modificato.

Una recente sentenza della Corte Suprema americana in una causa fra un agricoltore del Midwest americano e la multinazionale Monsanto, riguardante la violazione di un brevetto per una pianta di soia geneticamente modificata, ha avuto larga eco anche sulla stampa italiana. Il caso in sé, e più in generale la discussione sempre aperta sulla tutela brevettuale per gli organismi viventi, sono degni di attenzione e interesse, ma vanno trattati con la dovuta cautela e conoscenza dei fatti e delle norme. Cerchiamo quindi di fare chiarezza sulla vicenda all’origine della causa, sui princìpi applicati dalla Corte Suprema americana e infine sulle differenze fra le norme statunitensi ed europee applicabili al caso.

I fatti

Vernon Hugh Bowman è un agricoltore dello stato dell’Indiana, Stati Uniti. Ogni anno, il sig. Bowman acquista dalla Monsanto i semi che la multinazionale commercializza con il nome di Roundup Ready (RR). La soia RR è una pianta geneticamente modificata per resistere ad un erbicida tossico per tutte le piante detto glifosato ed è coperta da un brevetto di proprietà della Monsanto. L’acquisto di sementi RR è condizionato alla firma di un accordo di licenza con la Monsanto, che autorizza l’acquirente a piantare i semi e a disporre a piacimento del primo raccolto e dei nuovi semi da esso derivanti – anche vendendo tali semi per uso alimentare – ma vieta espressamente l’uso dei semi provenienti dal raccolto per ottenere ulteriori raccolti.

Il sig. Bowman pianta i semi acquistati dalla Monsanto ed ottiene un raccolto, che viene interamente venduto senza conservare alcun seme, nel rispetto dell’accordo di licenza. Le condizioni climatiche dell’Indiana permettono però di ottenere un secondo raccolto di soia per stagione, e così il sig. Bowman decide di seminare di nuovo, ma questa volta utilizza una miscela di semi per uso alimentare acquistati da un granario. Dal momento che la soia RR è molto diffusa negli Stati Uniti, il sig. Bowman prevede che una percentuale alta dei semi acquistati dal granario risulteranno essere di piante di soia RR, ed effettivamente gran parte delle piante sopravvivono al trattamento con glifosato. Il sig. Bowman ottiene così un secondo raccolto di soia RR senza pagare nulla alla Monsanto, e continua per otto stagioni a coltivare soia RR ottenendo due raccolti a stagione: il primo viene ottenuto acquistando annualmente i semi dalla Monsanto, mentre per il secondo il sig. Bowman utilizza i semi conservati dai raccolti successivi ottenuti con i semi acquistati per uso alimentare.

La Monsanto cita il sig. Bowman per violazione del brevetto sulla soia RR. Il sig. Bowman viene ritenuto colpevole di violazione di brevetto nei primi due gradi di giudizio e infine anche dalla Corte Suprema degli Stati Uniti con sentenza del 13 maggio 2013.

Perché gli argomenti della difesa sono stati respinti

Gli argomenti sostanziali della difesa del sig. Bowman sono tre.

I semi per uso alimentare non rientravano nell’accordo di licenza

Il sig. Bowman sosteneva che i semi di soia RR acquistati per uso alimentare non rientrassero nell’accordo di licenza sottoscritto con la Monsanto e potessero quindi essere liberamente utilizzati per riprodurre piante di soia RR.

I giudici della Corte Suprema hanno sottolineato che il titolare di un brevetto ha il diritto di vietare la realizzazione di copie dell’oggetto brevettato. Chi acquista un oggetto brevettato, in questo caso una pianta, può disporne liberamente, anche rivendendolo, ma non può riprodurne copie. Questo principio si applica ai brevetti in qualsiasi campo della tecnica (si pensi ai brevetti riguardanti farmaci o software).

La Corte Suprema ha quindi ritenuto che il sig. Bowman, riproducendo piante di soia RR da semi destinati all’alimentazione e non alla riproduzione, avesse violato i diritti derivanti dal brevetto.

Il privilegio dell’agricoltore

Il sig. Bowman ha tentato di invocare in propria difesa il cosiddetto “privilegio dell’agricoltore”, una deroga al diritto del costitutore di nuove varietà vegetali che consente all’agricoltore di utilizzare suoi propri terreni, per motivi di riproduzione o moltiplicazione, semi derivanti dal raccolto ottenuto coltivando la varietà protetta.

Nell’ordinamento americano tale deroga è prevista, ma soltanto per i diritti derivanti da privativa per novità vegetali, non per i diritti di brevetto – nemmeno nel caso in cui l’oggetto del brevetto sia una pianta – e la Corte Suprema ha quindi respinto l’argomento.

Le piante si riproducono da sole

Secondo il sig. Bowman, dal momento che i semi possiedono per loro natura la capacità di riprodursi indipendentemente dall’intervento umano, l’agricoltore non può essere ritenuto formalmente responsabile della riproduzione di una pianta brevettata.

La Corte Suprema ha osservato innanzitutto che senza l’uso di glifosato non sarebbe stato possibile eliminare le piante nate da semi di varietà diverse dalla soia RR, e in secondo luogo che senza intervento umano non sarebbe stato possibile ottenere, dai semi delle piante così selezionate, otto raccolti consecutivi. I giudici hanno quindi respinto anche questo argomento.

Un tribunale europeo avrebbe deciso diversamente?

Il principio secondo il quale il diritto esclusivo conferito dal brevetto è un premio dato all’inventore per aver reso pubblica la propria invenzione è insito nella normativa europea come in quella statunitense.

Esistono certamente delle differenze fra le norme europee e statunitensi in materia di brevetti in generale e in materia di brevetti per organismi viventi in particolare.

Innanzitutto, secondo le norme europee (ed italiane) i diritti di brevetto su materiale biologico non si estendono al materiale ottenuto per moltiplicazione, nel caso in cui: la moltiplicazione sia necessaria – come nel caso delle sementi – per l’uso per il quale il materiale biologico è stato venduto; il materiale ottenuto non sia successivamente utilizzato per altri cicli di moltiplicazione.

In Europa dunque non sarebbe stata necessaria la firma di un contratto di licenza per consentire all’acquirente di semi brevettati di utilizzarli. Il fatto che la normativa americana renda, in effetti, necessaria tale licenza ne rappresenta un limite che la stessa Corte Suprema ha segnalato nella sentenza in questione.

La normativa europea inoltre ha integrato il privilegio dell’agricoltore non solo nella normativa sulle privative per novità vegetali, ma anche in quella sulla tutela brevettuale per gli organismi viventi (Direttiva 98/44/CE), anche se limitatamente ai “piccoli agricoltori”, definizione nella quale non rientrerebbe il sig. Bowman, coltivatore di circa 300 acri di terreno.

Dunque nonostante tali differenze e in linea di massima, il giudizio di un tribunale europeo in un caso analogo a quello all’origine del procedimento in esame si sarebbe probabilmente allineato con la sentenza della Corte Suprema americana del 13 maggio 2013.

Ciò sarebbe avvenuto a prescindere da qualsiasi considerazione sul fatto che il brevetto violato riguardasse un OGM utilizzato in agricoltura, perché la Monsanto è stata in grado di dimostrare che il sig. Bowman aveva consapevolmente e reiteratamente utilizzato il prodotto brevettato (in questo caso, i semi della pianta di soia transgenica) senza pagare alcun compenso al titolare del brevetto stesso.

Conclusioni

La sentenza della Corte Suprema americana nel caso Bowman-Monsanto ha semplicemente confermato un principio in generale incluso nella legislazione di tutti i principali paesi industrializzati.

Il caso ha avuto molta visibilità non perché fosse particolarmente controverso dal punto di vista del diritto, ma esclusivamente perché il brevetto in questione riguardava un OGM, una pianta geneticamente modificata utilizzata in agricoltura, argomento particolarmente sensibile presso parte dell’opinione pubblica e che conseguentemente viene messo in grande evidenza dai media, anche se in modo non sempre corretto dal punto di vista dell’informazione.

Un articolo di Claudio Germinario sulla sentenza Bowman-Monsanto sarà pubblicato nel numero 5/2013 della rivista Il Diritto Industriale (IPSOA).

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