Anche I Soggetti Extraeuropei Possono Accedere Alla Procedura Di Risoluzione Di Dispute Relative A Domini “.it”

Anche I Soggetti Extraeuropei Possono Accedere Alla Procedura Di Risoluzione Di Dispute Relative A Domini “.it”

Anche i soggetti extraeuropei possono accedere alla procedura di risoluzione di dispute relative a domini “.IT”

La procedura per la risoluzione di dispute relative a domini italiani recentemente adottata dalla Registration Authority (vedi notizia a parte) è già stata applicata in diversi casi dagli enti conduttori incaricati, dando luogo alle prime decisioni. Fra queste, quella nel caso Mastercard è particolarmente interessante.

La procedura di risoluzione di dispute (detta Mandatory Administrative Procedure o MAP) prevede che chiunque può contestare la validità di un nome a dominio “.IT” se:

il dominio è identico a un marchio, o simile al punto di risultare ingannevole;

il dominio consiste in uno o più nomi ai quali il titolare del dominio non ha alcun diritto;

il dominio è stato registrato e usato in mala fede.

La Mastercard International, titolare di registrazioni per il marchio di parola “mastercard”, aveva dimostrato l’esistenza delle tre condizioni di cui sopra, e richiesto la riassegnazione oppure la cancellazione del nome a dominio mastercard.it. Il collegio arbitrale ha però dovuto risolvere innanzitutto tre questioni relative all’interpretazione di norme procedurali. Le risposte del collegio sono particolarmente interessanti per i soggetti non appartenenti all’Unione europea.

Il primo problema riguarda l’applicabilità del MAP, che non può essere instaurata, o se instaurata viene interrotta, qualora vi sia un giudizio in pendenza riguardante il nome a dominio in questione. Il collegio ha stabilito che è necessario che vi sia una vera e propria litispendenza ai sensi del Codice di procedura civile, ossia che l’atto di citazione risulti essere stato notificato. La semplice consegna all’ufficiale giudiziario di un atto di citazione non può essere motivo sufficiente per evitare l’applicazione del MAP.

Il secondo problema nasceva dal fatto che la Mastercard International è una società statunitense e quindi il collegio arbitrale ha quindi dovuto decidere se un soggetto cui è preclusa la registrazione di un nome a dominio italiano possa richiederne ugualmente la cancellazione. Il collegio ha ritenuto che dato che “chiunque” può contestare l’assegnazione di nomi a dominio italiani, e che “ogni persona fisica o giuridica può avviare una procedura amministrativa presso un ente conduttore abilitato”, se le restrizioni previste per i richiedenti la registrazione fossero state intese anche per i richiedente il MAP, ciò avrebbe dovuto essere indicato espressamente. Il collegio ha aggiunto che tale restrizione sarebbe comunque contraria ai principi della legge italiana e dei trattati internazionali, e finirebbe per incoraggiare il fenomeno del “cybersquatting”. La possibilità è stata poi confermata anche da seguenti decisioni.

Il terzo problema era costituito dalla stessa possibilità di poter cancellare un nome a dominio conteso, atteso che le norme da un parte indicano che la parte che contesta un dominio può indicare il dominio richiesto, ma poi regolano solo la riassegnazione dello stesso. Il collegio arbitrale ha deciso che la richiesta di cancellazione è del tutto ammissibile, in quanto da un parte se ciò non fosse possibile si priverebbero i cittadini extracomunitari dei rimedi offerti dalla MAP ancorché come visto sopra essi sono legittimati a farne ricorso, dall’altra, perché limitare la MAP alla sola riassegnazione del dominio si può rivelare controproducente e dannoso visto che obbligherebbe il titolare di un diritto su un marchio o su un nome a dover registrare a proprio nome (e quindi sia a pagare le tasse di registrazione, sia a mantenere nel registro) anche qualora, ad esempio tale nome sia diffamatorio (XFASCHIFO.IT) o costituisca una palese contraffazione del proprio nome.

11 dicembre 2000


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