Mistero a Bibione, giovane nudo cade dal terzo piano sopra due auto: è grave

Mistero a Bibione, giovane nudo cade dal terzo piano sopra due auto: è grave

di Cristina Fortunati

ROVIGO (7 novembre) – È iniziata con un fortissimo dolore di pancia la vicenda che ha portato alla morte, nel giro di tre giorni, di Mauro Tosi, cinquantenne commerciante di Adria che era ricorso alle cure del pronto soccorso adriese giovedì 28 ottobre e che è mancato all’ospedale dell’Angelo di Mestre la sera di domenica 31.

Ora, sulle circostanze che hanno fatto finire in tragedia quello che poteva sembrare una banale colica addominale, indaga la Procura veneziana. I fratelli di Mauro, infatti, vogliono sapere cosa sia accaduto in quelle giornate, se la diagnosi e le terapie che gli sono state praticate siano state le più idonee. Vogliono capire, in una parola, se la vita del loro congiunto, che godeva di buona salute e non aveva mai sofferto fino a quel momento di patologie gravi, avrebbe potuto essere salvata.

Quando il cinquantenne si era sentito male, le fitte che avvertiva erano così acute che, per andare al pronto soccorso, era ricorso all’ambulanza. I sanitari gli avevano diagnosticato una sub-occlusione intestinale e avevano prescritto dei lassativi. Tosi era stato quindi dimesso. A casa l’uomo però non era migliorato, anzi. Tanto che sabato 30 ottobre, di nuovo con l’ambulanza, era stato trasportato ancora in ospedale ad Adria. I dolori erano tanto forti, in quel momento, che non riusciva a reggersi in piedi. Al suo arrivo era stato sottoposto a un intervento d’urgenza all’addome. L’operazione inizia verso le 17.30 e dura quattro ore. Al termine il cinquantenne viene portato in una normale stanza di degenza del reparto di chirurgia.

Ma qualcosa non è andato per il verso giusto: il 31 ottobre infatti, verso mezzogiorno, viene deciso il trasferimento all’ospedale di Mestre. Ai parenti, preoccupati, non vengono spiegati i motivi della decisione. Ma verso le 18 una telefonata dal reparto di cardiologia mestrino li avverte che Mauro si è aggravato. Quando i fratelli arrivano il cinquantenne è già morto. Per quale motivo? Non riescono a saperlo. Quella sera stessa decidono di rivolgersi all’avvocato Emanuela Beltrame che presenta, a nome degli otto fratelli, una querela alla stazione dei carabinieri di Adria.

La Procura di Venezia dispone il sequestro del corpo e della cartella clinica dell’ospedale dell’Angelo. Quella relativa al ricovero di Adria non è mai arrivata a Mestre e per il sequestro procede la Procura di Rovigo. Il magistrato veneziano, Angela Masiello, decide immediatamente di effettuare l’autopsia e conferisce l’incarico al dottor Angelo Cecchetto. Anche l’avvocato Beltrame nomina un perito di parte, il dottor Lorenzo Marinelli. Venerdì pomeriggio l’inizio degli esami autoptici. Ma per avere un quadro più chiaro i medici legali devono attendere di valutare anche la cartella clinica del ricovero adriese che ancora non è arrivata a Mestre. «Lunedì (domani per chi legge) presenterò un’istanza per il trasferimento della cartella da Adria a Mestre» dice l’avvocato Beltrame.

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