Lavoratori dell’altro mondo

Lavoratori dell’altro mondo

giovedì 14 agosto 2003, ore 17.55

Lavoratori dell’altro mondo

Facile dire che a Reggio ci sono troppi immigrati. Facile anche lasciarsi sedurre dagli stereotipi sugli stranieri che vengono in Italia a delinquere. Più difficile, invece, valutare il fenomeno per quello che è nella sua essenza: il tentativo di milioni e milioni di persone di sfuggire a un destino di miseria per trovare in Italia e negli altri paesi occidentali un lavoro dignitoso. Lavoro che non c’è, si obietta spesso: il mercato è saturo, l’economia è in crisi, gli stessi italiani faticano a trovare un’occupazione anche laddove, come a Reggio, la tenuta del sistema produttivo di fronte ad una lunga stagnazione è migliore che altrove. Le cose non stanno proprio così. E per rendersene conto basta spulciare i dati sulle assunzioni. Sapete quanti lavoratori stranieri sono stati assunti dalle imprese reggiane negli ultimi cinque anni, fra il ’98 e il 2002? Mille? Cinquemila? Diecimila? No, più di 34mila. Assunzioni regolari, vere, a tempo determinato o indeterminato. La verità è che ci sono interi settori, come l’agricoltura, la zootecnia, ma anche l’industria e i servizi per le mansioni più umili, che non possono più fare a meno della manodopera extracomunitaria. Provate a fare un giro nelle stalle della Bassa e guardate chi munge le vacche. Oppure provate a chiedere a un’azienda di servizi come Coopservice, a un’impresa alimentare come l’Aia, a colossi della meccanica come Fantuzzi-Reggiane oppure a tante officine e fonderie della provincia. Nel ’98 gli stranieri assunti dalle imprese reggiane furono 1.900. Una cifra che nel 2003 è stata ampiamente superata già nei primi tre mesi dell’anno. E nel 2002 il numero di assunzioni fra gli extracomunitari ha sfiorato quota 9.600. E non c’è solo l’immigrazione dall’estero. C’è anche un’immigrazione interna, specialmente dal Sud Italia, che è ancora più imponente: addirittura 44.800 lavoratori assunti fra il ’98 e il 2002 e altri 2.300 nei primi tre mesi di quest’anno. Risultato: il 44% delle nuove assunzioni riguarda lavoratori che hanno la residenza fuori dai confini provinciali. Nel 1989 la quota era del 15%. Non è passato un secolo, ma appena 14 anni. Eppure molte cose sono cambiate.

Gabriele Franzini


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