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Autore: Fiere di Reggio Emilia

Senz’acqua per una settimana

Senz’acqua per una settimana

Attualità

17mila euro di debito nei confronti di Iren. Utenze per il servizio idrico rimaste in sospeso e accomulate in un arco di sette anni. In casi come questi l’azienda di servizi può intervenire riducendo il flusso dell’acqua in ingresso nel condominio. Quella che in gergo è chiamata “parcellizzazione”, in via Tonale, quartiere Santa Croce, si è tradotta in un distacco. A causa della conformazione dell’impianto della palazzina, giusto un filo d’acqua si è visto uscire dal rubinetto. E per buona parte della giornata neanche quello. Gli abitanti si arrangiano con taniche e bidoni. Per fare la doccia chiedono ospitalità a parenti e amici.

Il disagio è vissuto da sette famiglie, alcune delle quali composte da minori. Tra i residenti c’è anche una donna in gravidanza. Salendo le scale incontriamo Sara, di diciannove anni. Suo zio è gravemente ammalato, e si è dovuto appoggiare a parenti che abitano a fuori Reggio. “Va bene essere in una situazione debitoria – racconta la ragazza -, restare senz’acqua tutto questo tempo però non è passabile. Nonostante la situazione di crisi economica le famiglie si sono date da fare per pagare, ci vorrebbe maggiore comprensione e vogli di darsi una mano”.

Su pressione dell’associazione Federconsumatori, del sindacato inquilini Sunia, della Cgil e dell’assessore al welfare Matteo Sassi, Iren ha fatto marcia indietro. Alle 13 i tecnici hanno ripristinato la portata normale dell’acqua. Un piano di rateizzazione del debito dovrà però essere siglato nelle prossime ore. I condòmini in realtà pensavano di essersi già messi in pari con una quota sufficiente di pagamenti. A loro avviso è stato l’amministratore a ritardare i versamenti.

Situazioni di morosità, in alcuni casi di cifre superiori ai centomila euro, riguardano una ventina di condomini in città. La zona più interessata da imminenti razionalizzazioni dell’acqua è quella della stazione. Ma …

Malore in casa: muore davanti al fratello disabile che lo veglia per due giorni

Malore in casa: muore davanti al fratello disabile che lo veglia per due giorni

ROMA – Un attentato suicida è avvenuto alle 16,32 ora locale (le 14,32 in Italia) nell’aeroporto Domodedovo di Mosca, il più grande della Russia. Secondo le agenzie russe ci sono almeno 35 morti, tra cui due britannici e altri stranieri, e 170 feriti.

Tra i feriti, oltre a un francese, c’e un italiano, Romano Rosario, 61 anni. La Farnesina ha comunicato che le sue condizioni non sono preoccupanti: l’uomo è in buone condizioni e di buon umore. Il nuovo ambasciatore Antonio Zanardi Landi è andato personalmente in ospedale per far

visita a Romano, che ora verrà sottoposto ai normali controlli per accertare che non vi siano danni asintomatici. La sua famiglia, che non risiede in Italia né in Russia ma in un altro Paese europeo, è già stata avvisata.

Il bilancio delle vittime è salito di minuto in minuto: le prime notizie parlavano infatti di due vittime, poi l’escalation dei tragici aggiornamenti. Oltre un centinaio di feriti sono stati medicati sul posto, mentre un’altra cinquantina – di cui 35 gravi – sono stati ricoverati in ospedale.

Esplosione nella zona aperta al pubblico. L’attacco, il primo a prendere di mira un aeroporto in Russia, è stato effettuato nella zona degli arrivi, accessibile al pubblico e molto affollata, mentre erano attesi 30 voli, 15 dei quali 15 internazionali. «L’attentato – dice la portavoce dello scalo, Elena Galanova – ha colpito una zona accessibile al pubblico, priva di metal detector».

Caos sulla scena dell’attentato, all’uscita degli internazionali, vicino all’Asia Cafè, dove diverse persone si aggiravano «coperte di sangue», come ha raccontato un testimone. Un altro testimone ha detto di aver visto molte persone mutilate delle gambe e delle braccia. La polizia di Mosca, giunta in forze, ha fatto scattare controlli serrati anche nelle stazioni delle metro e negli altri punti nevralgici della città, …

Mistero a Bibione, giovane nudo cade dal terzo piano sopra due auto: è grave

Mistero a Bibione, giovane nudo cade dal terzo piano sopra due auto: è grave

di Cristina Fortunati

ROVIGO (7 novembre) – È iniziata con un fortissimo dolore di pancia la vicenda che ha portato alla morte, nel giro di tre giorni, di Mauro Tosi, cinquantenne commerciante di Adria che era ricorso alle cure del pronto soccorso adriese giovedì 28 ottobre e che è mancato all’ospedale dell’Angelo di Mestre la sera di domenica 31.

Ora, sulle circostanze che hanno fatto finire in tragedia quello che poteva sembrare una banale colica addominale, indaga la Procura veneziana. I fratelli di Mauro, infatti, vogliono sapere cosa sia accaduto in quelle giornate, se la diagnosi e le terapie che gli sono state praticate siano state le più idonee. Vogliono capire, in una parola, se la vita del loro congiunto, che godeva di buona salute e non aveva mai sofferto fino a quel momento di patologie gravi, avrebbe potuto essere salvata.

Quando il cinquantenne si era sentito male, le fitte che avvertiva erano così acute che, per andare al pronto soccorso, era ricorso all’ambulanza. I sanitari gli avevano diagnosticato una sub-occlusione intestinale e avevano prescritto dei lassativi. Tosi era stato quindi dimesso. A casa l’uomo però non era migliorato, anzi. Tanto che sabato 30 ottobre, di nuovo con l’ambulanza, era stato trasportato ancora in ospedale ad Adria. I dolori erano tanto forti, in quel momento, che non riusciva a reggersi in piedi. Al suo arrivo era stato sottoposto a un intervento d’urgenza all’addome. L’operazione inizia verso le 17.30 e dura quattro ore. Al termine il cinquantenne viene portato in una normale stanza di degenza del reparto di chirurgia.

Ma qualcosa non è andato per il verso giusto: il 31 ottobre infatti, verso mezzogiorno, viene deciso il trasferimento all’ospedale di Mestre. Ai parenti, preoccupati, non vengono spiegati i motivi della decisione. Ma verso le 18 una telefonata dal reparto di cardiologia …

Apprezzati i Vini del Garda Bresciano a Lugano

Apprezzati i Vini del Garda Bresciano a Lugano

Apprezzati i Vini del Garda Bresciano a Lugano

Potrebbe avere risvolti commerciali assai postivi, un vero e proprio business, la settimana di promozione dei vini del Garda, Classico e Lugana, che si conclude domani domenica 10 ottobre, con una grande degustazione nella piazza centrale del comune di Lugano denominata “Garda e Lugano, due laghi divini” sponsorizzata Cariplo. 15 produttori, appartenenti ai due Consorzi di tutela e promozione, guidati dai rispettivi presidenti, Alessandro Readelli De Zinis e Francesco Ghiraldi, hanno posto in bella mostra, e fatto conoscere attraverso delle degustazioni guidate i loro prodotti nel più grande ed importante centro commerciale “innovazione” di Lugano. Non solo, per tutta la giornata di ieri, sabato, presso la terrazza del Grand Hotel Eden di Lugano è stata allestita una “Corte degli Assaggi” che ha visto la partecipazione di numerosi operatori turistici e commerciali, oltre che appartenenti a vari sodalizi enogastronomici, del Canton Ticino. Per questo appuntamento erano stati inviati circa 900 inviti mirati e suddivisi a seconda delle categorie dedite alla commercializzazione ed all’utilizzo di vini pregiati. Certamente oltre alle eccezionali qualità i vini del Garda, rispetto alla stringata produzione ticinese, possono avere anche l’attrattiva dal settore commerciale della Svizzera italiana, e non solo, del prezzo che ad un primo esame e confronto, si è dimostrato assai favorevole ai produttori bresciani. Un opportunità che ai presenti non è sfuggita e, dai primi approcci sembra che l’interesse per il binomio gardesano “qualità-prezzo” abbia fatto centro negli abili operatori svizzeri. A dar manforte alla promozionalità bresciana era anche il presidente dell’APT di Brescia Maurizio Banzola che, in suo intervento, ha ribadito l’importanza di scambi culturali e turistici i fra lei due regioni. Due luoghi assolutamente belli da vedere e, da vivere soprattutto come mete turistiche non in competizione fra di loro. A sostegno di questo interesse …

Regolamento Sul Design Comunitario: L’opinione Del Comitato Economico E Sociale

Regolamento Sul Design Comunitario: L’opinione Del Comitato Economico E Sociale

UNIONE EUROPEA: NUOVE NORME

Regolamento sul Design Comunitario: l’opinione del Comitato Economico e Sociale Le leggi nazionali degli Stati Membri dell’Unione Europea sono state armonizzate dalla Direttiva 98/71/CE del 13 ottobre 1998 (vedi notizia a parte), cui dovrà essere data attuazione entro il 28 ottobre 2001. Nel frattempo, si continua a lavorare per istituire un sistema di registrazione per il Design Comunitario sulla falsariga di quello, rivelatosi estremamente efficace, del Marchio Comunitario: il Comitato Economico e Sociale dell’UE ha espresso un parere, pubblicato sulla G.U. C 75 del 15 marzo 2000, in merito alla proposta modificata di un Regolamento del Design comunitario che una volta adottato sarà, al contrario di una Direttiva, direttamente applicabile negli Stati Membri. Nel documento, che influenzerà il contenuto del futuro Regolamento, il Comitato ha sottolineato l’importanza dei principi enunciati dalla Direttiva, di cui auspica il recepimento in tempi brevi da parte degli Stati Membri, ed ha inoltre avanzato alcune proposte, riassunte qui di seguito, su alcuni punti controversi della bozza di Regolamento.

Tutela del design non registrato

La proposta di concedere protezione triennale al design non registrato, avanzata con l’obiettivo di favorire i settori a rapida evoluzione (moda, giocattoli) e sostenere le PMI, è stata causa di molte divergenze, tra le quali spicca quella relativa alla prova della malafede che sarebbe una condizione per perseguire presunti contraffattori. Secondo la Commissione, porre tale condizione potrebbe disarmare i titolari dei diritti di esclusiva non registrati.

Parti di ricambio

Sulla ben nota questione della protezione delle parti di ricambio la Direttiva ha lasciato liberi i legislatori nazionali, pur auspicando modifiche tese alla liberalizzazione di questo mercato. Ebbene, anche la Commissione sposa questa linea, con l’intento di verificare l’andamento del mercato a tre anni dall’attuazione della Direttiva per valutare l’introduzione di eventuali cambiamenti.

Requisiti per la tutela ed esame …

Mario Bracigliano

Mario Bracigliano

Mario Bracigliano was born in La Spezia (Italy) in 1934.

He lives and works in Milan, V. Vigevano, 32 tel. (+39) 02-8361755 – 0338-2442218

Bracigliano realized to order oil on canvas portraits and wall paintings (among which the decoration of the Baptstry of S. Cipriano Church in Milan.

References: Artist’s Gallery, Milan – The Conte Gallery, Milwaukee (Wisconsin, U.S.A.)

Exhibitions:

1964 Varese, Casa Varesina d’Arte – 1968 Milano, Galleria Il Giorno – 1970 Como, Galleria Il Salotto – Roma, Studio d’Arte Moderna SMI3 – 1971 Lodi, Galleria Il Gelso – Torino, Galleria Triade – Spoleto, Galleria Il Fondo – 1972 Tradate, Galleria del Leone – Milano, Galleria Il Giorno – Milano, First National City Bank – 1973 Milano, Galleria Struktura, Como, Galleria Il Salotto – Genova, Galleria L’Incontro – 1974 Bologna, Galleria Andromeda – 1976 Milano, Galleria Studio A – 1977 Milano, Galleria Pace – Soncino, Operazione alla Rocca Sforzesca – 1978 Candelo, Scene e costumi per lo spettacolo di Mimo al Ricetto – 1979 Torino, Galleria Spirali – 1983 Biella, Galleria La Passarella – 1989 Brescia, Associazione Artisti Bresciani – 1990 Como, ex Chiesa di San Francesco – Luino, Civico Centro di Cultura – 1991 Milwaukee, (USA), La Galleria del Conte – 1992 Campione d’Itala, Galleria Civica – 1994 Bergamo, Ex Ateneo – 1996 Bergamo, Sala della Provincia – 1997 Porlezza, Galleria Civica – 1997 Castellanza, Villa Pomini – 1997 Vipiteno, Galleria Civica.

Group exhibitions:

1952 Roma, Incontri della gioventù (selezionato per la Liguria) – 1963 Napoli, Le quattro giornate – 1964 Cuveglio, Premio Valcuvia (premiato) – Assisi, Mostra d’Arte Mariana Apricale, Il lavoro della terra (premiato) – 1966 Assisi, Mostra d’Arte Mariana – Milano, Rotonda della Besana, Milano vecchia e nuova – Bormio, Premio Contea – Bologna, Museo Civico, Proposte per una manifestazione, esposizione, rappresentazione – 1970 Barcellona, …

ADCI – Art Directors Club Italiano

ADCI – Art Directors Club Italiano

Prima dell addiccì: una fiction italiana.

di Till Neuburg

Prima di leggere la storia infinita dell Art Directors Club Italiano, dovete sciropparvi un prequel un pezzetto di modernariato italiano nel quale non c erano ancora la rucola e il meidinitali.

Dunque: nel 1966, a Milano, cinque art director si accorsero che per comunicare qualcosa a più persone non c erano solo il formato Uni e l Helvetica. Avevano scoperto gli annual inglesi e americani, e i due stranieri della combriccola s erano pure appassionati alle prime campagne dei sigari Hamlet e della Volkswagen. Il quintetto era formato da Giancarlo Iliprandi, Flavio Lucchini, Pino Tovaglia, Horst Blachian e il sottoscritto. Era nato il primo “Art Directors Club” a sud di Ponte Chiasso.

Organizzammo una mostra e un annual come avevamo visto fare nei paesi dove erano in Franklin Gothic anche i parafulmini e le cattedrali. Uscivano i lavori di sessanta persone che diventavano automaticamente i primi soci. Tra le persone che tuttora bazzicano i salotti della comunicazione, c erano il wunderkind tedesco Michael Göttsche, la grafica Titti Fabiani, il designer Enzo Mari e il futuro editore Franco Maria Ricci. In fondo al libro, nell indice dei nomi, mancava la categoria copywriter.

Un impianto stereo con un solo canale.

Per motivi puramente storici (non per svilire l importanza dei copywriter), nelle sigle delle loro associazioni, in tutto il mondo, i creativi si riferiscono all art direction o al design. Da noi invece, quel nome (ADC oppure D&AD;) veniva talmente preso alla lettera che, nonostante una rissa da me provocata quand ero presidente di quella setta, i soci insistevano a non volere i copy.

Tutti bartalisti.

Così, con la complicità dei migliori copywriter dell epoca, nel 1970 gli art director più vispi fondarono l “Advertising Creative Circle” . Presidente era Montaini, il vice …

Schiacciate sotto un’autogru, muoiono tre giovani donne

Schiacciate sotto un’autogru, muoiono tre giovani donne

Cronaca

L’utilitaria è rimasta schiacciata, come fosse di latta, sotto il peso dell’autogru. Dal davanti si scorgevano soltanto alcuni pezzi di carrozzeria. In quel mucchio di lamiera, incastrati sotto il camion di più di 200 quintali, i corpi senza vita di tre donne di 23, 33 e 37 anni. E’ la scena che si sono trovati di fronte i soccorritori quando poco prima delle 11 sono arrivati sulla Cispadana, al confine tra Boretto e Gualtieri.

Il conducente dell’autogru, Franco Cavalca, di 65 anni, procedeva verso Parma quando, secondo quanto ricostruito dagli agenti della Polizia municipale della Bassa Reggiana, si è trovato di fronte l’utilitaria, una Fiat Punto, con a bordo le tre donne: due sorelle e un’amica, di origini indiane. Stavano tornando da una lezione di scuola guida a Viadana. Al volante c’era la 37enne Gurdeep Kaur. Per cause ancora da chiarire l’auto ha sbandato e ha invaso la corsia opposta. Il conducente dell’autogru ha provato ad evitarla ma l’impatto è stato tremendo. E il pesante camion ha in pratica inghiottito l’auto non lasciando scampo alle tre donne. I vigili del fuoco, arrivati da Reggio e Guastalla con due mezzi e sette uomini, hanno impiegato parecchio tempo per estrarre i corpi. Si temeva potessero esserci anche dei bambini.

La centrale operativa del 118 ha inviato sul posto, oltre all’ambulanza, anche l’elisoccorso, che però è rientrato senza trasportare feriti. Nel tragico scontro sono morte le due sorelle Kaur, Gurdeep di 37 anni, e Rajandeet di 33 anni, e la vicina di casa Babi Deepika, 23anni appena compiuti. Poco dopo l’incidente sono arrivati anche i parenti delle donne, che sono stati confortati dai sanitari e dagli agenti della municipale. Franco Cavalca, residente a Bagnolo, è stato traspsortato in ospedale sotto choc. Sulla Cispadana è dovuta intervenire un’altra gru per sollevare il camion: …

Bolshoi e Marijinsky in Italia

Bolshoi e Marijinsky in Italia

Una pacifica invasione russa, senza dubbio foriera di bellezza, virtuosismo e prestigio, si “abbatte” fino al 18 maggio sulle scene italiane. Con un tempismo incredibile, e irripetibile per la ghiotta qualità delle proposte, sono infatti in arrivo – tra Milano (al Teatro degli Arcimboldi fino a domenica 13) e Reggio Emilia (tra il 15 e il 18 maggio) – le leggendarie compagnie di balletto del Bolshoi di Mosca e del Marijinsky di San Pietroburgo. In sintesi l’eccellenza della danza di impianto accademico, depositaria della tradizione pura del balletto classico, che si incarna ancora oggi in artisti che, meraviglie delle meraviglie, quando parlano della loro arte menzionano sempre un termine, ohibò, desueto ma sul quale converrebbe meditare a lungo: ” spiritualità”.

Non di meno, ed è questo l’elemento che arricchisce la prelibatezza dei due eventi, nel corso degli ultimi venti anni i due colossi coreutici, da espressione gloriosa dell’ideologia sovietica con il suo realismo stentoreo ed epico, si sono aperti alle esperienze più importanti del neoclassicismo e postclassicismo occidentale per ovvie ragioni fin lì mai frequentato. E il connubio – tra un linguaggio accademico evoluto e i massimi detentori della sua filosofia ed estetica – è stato subito abbagliante.

Inoltre le due compagnie, già caratterizzate l’una da uno stile inarrivabile fatto di lirismo e purezza (il Marijnsky), l’altra dall’intonazione eroica e dallo smagliante piglio atletico (il Bolshoi), hanno iniziato a definire ancor di più le linee artistiche dei loro nuovi curricula, operando scelte intriganti, che dimostrano un dinamismo intellettuale impensabile prima.

Si prenda il Bolshoi. Dopo una serie di vicissitudini che l’hanno portato a numerosi cambi di direttori, nell’ultimo periodo ha ritrovato una certa stabilità sotto la guida del giovane Alexej Ratmansky – ballerino e coreografo che ha maturato la sua esperienza all’estero e tornato a Mosca, alla guida del colosso, …

Parassita raro, l’Usl 7: «Non si trasmette all’uomo». I veterinari: «Contagi possibili»

Parassita raro, l’Usl 7: «Non si trasmette all’uomo». I veterinari: «Contagi possibili»

di Chiara Pavan

VENEZIA (10 gennaio) – Che il Veneto Orientale e il Friuli Venezia Giulia siano in piena “crisi digitale Rai” può starci. Ma la protesta del comitato di sindaci e cittadini, irritati perché i tg si smaterializzano in un caleidoscopio di triangoli non è colpa della Rai. Si capisce chi protesta per soldi spesi (fino a 350 euro) senza vedere bene. Ma il segnale c’è. «C’è. E arriva» dice Ferdinando Andreatta, dirigente Raiway, l’azienda proprietaria della rete di trasmissione e diffusione del segnale Rai. «La rete funziona, in Veneto è anche buona – precisa Andreatta -, certo ci sono piccoli miglioramenti da fare, ma nel complesso regge bene. Forse in qualche area il segnale è più scarso, ma non mi risulta esistano zone in cui non si vede proprio nulla».

Il problema, dunque, è un altro. E si chiama antenna. «Abbiamo partecipato a diverse riunioni, ancora lo scorso 17 dicembre siamo andati a Portogruaro, in quella serata di neve. Ne abbiamo discusso anche nella conferenza dei sindaci del Veneto orientale poco tempo dopo – ricorda Andreatta – e durante un incontro con gli antennisti il 22 dicembre. In quelle zone il problema si lega alle antenne». E quelle installate nelle case di Veneto Orientale e Friuli sono particolari: semplificando, si può dire che furono ideate, in “epoca analogica”, per gestire contemporaneamente, e grazie a filtri speciali, segnali “confinanti” che provenivano dai ripetitori posti in zone diverse (Udine, Piancavallo, Monte Venda o Col Visentin).

«Gli antennisti di allora fecero miracoli – ricorda Andreatta – ora però, con la razionalizzazione imposta dal digitale, le cose cambiano». E quei filtri e quelle antenne non servono più. «Un utente deve ora decidere se vuole vedere la tv friulana o quella veneta, insomma, deve scegliere cosa vedere». E una volta deciso, direzionare l’antenna …

IL CENTRO VITIVINICOLO BRESCIANO AL VINITALY

IL CENTRO VITIVINICOLO BRESCIANO AL VINITALY

di Luigi Del Pozzo

Come da consuetudine anche per l’edizione del 2000, la 34ª, il Centro Vitivinicolo Bresciano sarà presente al più importante appuntamento vinicolo nazionale e fra i più importanti del mondo: Vinitaly. Una presenza che quest’anno, finalmente, dopo anni di infelice dislocazione vedrà il padiglione Lombardia collocato proprio all’ingresso del polo espositivo ospitato in una tensostruttura di circa 5000 metro quadrati.

Fra i protagonisti vi saranno certamente i vini bresciani tradizioni nobili e celebri visto che la loro presenza in molti casi risale a molti secoli orsono. Lo stesso Assessore provinciale all’agricoltura e presidente del Centro Vitivinicolo, Giampaolo Mantelli, ha espresso grande soddisfazione per questa nuova collocazione e soprattutto per la maggior entità di spazi concessi sia all’intera Lombardia sia ai prodotti bresciani.

Ai vini bresciani è stato assegnato nel padiglione Lombardia il 23,2% della superficie subito dopo l’Oltrepò pavese con il 45,0%. Gli stands bresciani, Franciacorta esclusa, raggruppati e coordinati dall’Ente Vini sono 21 ai quali sommati i due spazi istituzionali riservati al Consorzio Tutela Lugana e al Botticino. Giustamente il presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha di recente sottolineato che la Lombardia è la regione con maggior numero di DOC con un 7% della produzione nazionale DOC ed un patrimonio produttivo di oltre 27 mila ettari capaci di fornire annualmente oltre un milione e mezzo di ettolitri di vino 800 mila dei quali DOC e DOCG.

“La Provincia di Brescia ha, con il bilancio recentemente approvato per il 2000, dato un ruolo diverso all’agricoltura bresciana che non è esclusivamente quello relativo al comparto agricolo ma da tramite anche per altri argomenti e settori attraverso un rapporto singergico di interventi, non solo di carattere economico, ma anche di coordinamento fra gli Assessori all’Agricoltura, al Turismo, alla Cultura e in parte anche allo Sport, come ad esempio …

La motorizzazione dell’Italia nel periodo bellico

La motorizzazione dell’Italia nel periodo bellico

TIMESTAMPS

A partire dalla metà degli anni ottanta la concorrenza internazionale si fa sempre più intensa, per tre ordini di motivi: la globalizzazione, vale a dire l’ampliamento dei mercati a livello mondiale per effetto dell’allentamento delle barriere commerciali; la comparsa, in alcuni paesi emergenti, di nuovi competitori; le forti perturbazioni economiche che hanno reso instabili i mercati.

Oggi nei paesi industrializzati il mercato dell’auto è un mercato di sostituzione. Inoltre la domanda è fluttuante e imprevedibile, e gli acquirenti di automobili sono sempre più esigenti. Il prodotto non può più essere massificato: le imprese devono essere in grado di offrire una vasta gamma di modelli, ciascuno dei quali differenziato per colori, accessori e gadget, così da venire incontro ai gusti dei clienti.

Il programma di internazionalizzazione così come era stato concepito da Gianni Agnelli negli anni sessanta, riprende vigore nella seconda metà degli anni ottanta. La mossa più importante è la trattativa per la fusione con la Ford Europa, che avrebbe consentito la creazione di un polo dalla capacità produttiva di oltre tre milioni di vetture annue. L’operazione non va però in porto per le difficoltà sorte nella definizione degli equilibri proprietari del nuovo gruppo.

Da allora in poi la strategia di espansione internazionale della casa torinese è caratterizzata dalla tendenza a privilegiare accordi in cui la Fiat possa giocare un ruolo guida. La logica dell’assorbimento “forte” per esempio, presiede agli accordi del 1989 con il governo dell’Unione Sovietica per la realizzazione di uno stabilimento per la produzione di un’utilitaria, e alle trattative per l’acquisizione della svedese Saab, poi non concretizzatesi.

Un’altra opzione strategica perseguita dalla Fiat è quella di dilatare e consolidare le iniziative realizzate a vario titolo in passato: è il caso di Brasile, Argentina, Turchia e Polonia.…

Chi ha paura del bruco cattivo?

Chi ha paura del bruco cattivo?

Attualità

Il nemico è arrivato dalla Cina. Si chiama Piralide del bosso. Si tratta di una farfalla le cui larve si nutrono, appunto, di qualasiasi specie di siepe di bosso che incontrano sul loro cammino. ‘Anche stamattina moltissimi cittadini da tutta la provincia, dalla collina, dalla bassa reggiana, ci hanno chiesto informazioni su questa infestazione’. A parlare è Anselmo Montermini, direttore del Consorzio fitosanitario. Nel giro di pochi giorni le foglioline di un cespuglio possono scomparire divorate dai bruchi, il cui intento è immagazzinare cibo in quantità prima di chiudersi nelle crisalidi e iniziare la metamorfosi. L’infestazione è stata importata dall’oriente da vivaisti che inconsapevolmente l’hanno fatta giungere in Europa assieme alle piante acquistate.

‘E’ stata introdotta in Italia nel 2007, le prime segnalazioni risalgono al Piemonte in quell’anno, lentamente si sta diffondendo come purtroppo fanno tutti i nuovi alieni che arrivano nel nostro territorio’, spiega Montermini. Ad aggravare il problema il fatto che non solo di bosso questo lepidottero è capace di nutrirsi. ‘Sta andando anche su piante nelle prossimità di queste siepi di questi alberi. E’ abbastanza obiquitaria.’ L’invasione può portare in pochi giorni al disseccamento di intere siepi. L’invito è però quello di non allarmarsi eccessivamente.

Dal tono preoccupato sono tante le chiamate che anche i vigili del fuoco stanno ricevendo in questi giorni. Il 115 non è però il numero corretto da comporre. Meglio rivolgersi al Consorzio fitosanitario che può consigliare l’utilizzo di appositi prodotti. Alternativa a quelli fitosanitari è la via biologica, con l’impiego di un batterio, il Bacillus thuringiensis. La precauzione principale è di fare attenzione all’utilizzo di qualsiasi tipo di veleno. ‘Se usati male – conclude il direttore – possono dare seri problemi a chi li usa. Prima di passare a bombardamenti con insetticida meglio provare altri sistemi e prima di utilizzare un …

Antitrust a Rai e Mediaset: «No a uso call center per televoto»

Antitrust a Rai e Mediaset: «No a uso call center per televoto»

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“Bisogna accontentarsidelle solite toppe”

“Bisogna accontentarsidelle solite toppe”

Attualità

Tutto inizia con una ragnatela, segnale inequivocabile del deterioramento delle strade e stadio precedente alla formazione delle buche, che in questo periodo, come tutti gli anni, attanagliano quotidianamente migliaia di automobilisti reggiani. Con le abbondanti nevicate che ci sono state, seguite dalle piogge, il problema si è aggravato.

“Dalle chiamate che riceviamo, verifichiamo che in corrispondenza di situazione climatologiche come quella di quest’anno, che perdurano nel tempo, c’è un’impennata delle chiamate”. A parlare è Alfredo Di Silvestro, dirigente del servizio manutenzione del Comune di Reggio. È lui a dirci che lo scorso febbraio le segnalazioni di problemi al manto stradale arrivate al numero dedicato (0522 456008) sono state 218. Una mole di chiamate destinata ad essere superata nel mese in corso.

In totale i chilometri di strade di cui si occupa l’amministrazione comunale sono 800. Un migliaio circa quelli di competenza della Provincia, mentre all’Anas spetta la manutenzione della tangenziale Nord, della via Emilia, e della statale 63. “Mediamente ogni anno – spiega Di Silvestro – spendiamo in manutenzione straodinaria circa 1,5 milioni di euro, mentre in manutenzione ordinaria sono 600 mila euro, purtroppo sono soldi che per il nostro patrimonio non bastano”

In tempi di magra per le casse degli enti locali, quando si presentano stagioni con precipitazioni appena sopra la media, diventa difficile far fronte ai crateri che si formano nelle strade. “Sarebbe opportuno fare consistenti interventi di rifacimento del manto stradale, questi però sono molto onerosi, dunque dobbiamo orientarci a vari tipi di interventi, ottimizzare, come giusto che sia, il risultato con la spesa, in relazione alle risorse che ci sono disponibili”.

Riempire e rattoppare è comunque un lavorare. E l’intervento spesso dura poche ore se effettuato in un clima umido o addirittura sotto le pioggie. Da mettere in conto poi ci sono le eventuali cause …

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