Indagine Antitrust Contro L’alitalia

Indagine Antitrust Contro L’alitalia

Aperti due dossier su tariffe e agenzie

ROMA (e. bor.) – L’Alitalia è nel mirino dell’Antitrust, che ieri ha avviato due istruttorie, perchè le tariffe per Lametia Terme sono troppo care e le agenzie di viaggio vengono fidelizzate con sistemi incentivanti. Intanto sui biglietti aerei sta per abbattersi un’altra tassa, 3.900 lire per ogni bagaglio imbarcato, che andrà ad aggiungersi alle 3.500 lire che i passeggeri con bagaglio al seguito sdevono pagare per coprire i costi relativi al servizio di sicurezza, che non viene più effettuato dalla polizia di Stato, bensì da privati. Facendo un pò di conti, questi due “supplementi sicurezza” consentiranno alla società che gestisce Fiumicino e Ciampino – Aeroporti di Roma – di incassare circa 90 miliardi l’anno, contro un costo del servizio sicurezza che gli esperti valutano poco più di 10 miliardi.

L’Antitrust ha avviato l’istruttoria sull’Alitalia per accertare l’eventuale violazione delle leggi nell’attività svolta a Lametia Terme. La delibera dell’Antitrust accenna alle denunce del Codacons, dei parlamentari Giuseppe Galati e Donato Veraldi e di numerosi sindaci calabresi, secondo le quali “l’Alitalia, approfittando della posizione monopolistica detenuta sulla rotta Lametia Terme-Milano, applicherebbe tariffe sproporzionate, se confrontate con quelle praticate dalla stessa compagnia per altre destinazioni, anche più lontane”. Nel febbraio scorso il senatore Veraldi del Ppi fece notare che trasferirsi in aereo da Reggio Calabria a Milano, tratta in cui Alitalia e Air One operano in concorrenza, costava allora 99 mila lire. Il biglietto Lametia Terme-Milano costava invece 392 mila lire, perchè su questo percorso opera solo l’Alitalia. Quest’ultima ritiene che i comportamenti contestati non possano essere considerati abusi di posizione dominante.

Intanto i biglietti aerei stanno per diventare più cari per via di nuovi diritti d’imbarco a favore delle società che gestiscono gli aeroporti. Con un decreto ministeriale del 4 novembre scorso è stata infatti …

Fini apre la convention di Futuro e libertà

Fini apre la convention di Futuro e libertà

di Maurizio Dianese

VENEZIA – «Non sono un santo, ma nemmeno un mafioso. Dalle nostre parti si dice “pulito come l’ostia”. Ecco: io dico “pulito” e non vado più in là con i paragoni. Ma pulito sì. E questa storia mi ha distrutto la vita. Mia e dei miei cari. Ma se io fossi quello che dipingono, vi sembra che sarei qui a parlare?»

Ecco, appunto, perché ha deciso di farsi intervistare?

«Perché sono stanco di essere perseguitato. Sono rovinato, nessuno mi dà più lavoro. Sono costretto a vendermi quello che ho messo da parte in questi anni. E tutto per un solo episodio. Un imprenditore per il quale avevo lavorato e dal quale avanzavo dei soldi, che ha deciso di togliermi di mezzo denunciandomi. E con l’accusa di usura sono finito dentro. Un unico episodio, ripeto, mai avuto a che fare con la giustizia né prima né dopo.»

Le apparenze raccontano un’altra storia. E sono tutte contro Luciano Donadio, 46 anni, originario di Casal di Principe, il paesino di 20 mila anime della Campania che è diventato famoso in tutto il mondo con il libro Gomorra di Saviano il quale ha raccontato le gesta del cosiddetto “clan dei casalesi”. Ebbene Luciano Donadio con i suoi anelli, il braccialetti, l’orologio d’oro sembra lo stereotipo del camorrista. Anche il modo di parlare, irruento e allo stesso tempo accattivante, fa venire in mente il clichè del mafioso. Per i carabinieri, che lo tengono d’occhio da un bel po’, Donadio è il capo dei casalesi ad Eraclea. Questa è l’apparenza. Veniamo ai fatti.

I casalesi – intesi come originari di Casal di Principe – sono una mezza dozzina, ad Eraclea – ma la “colonia” dei campani tra San Donà e il litorale, conta parecchie centinaia di persone. Lavorano tutti nell’edilizia e qui ne …

L’ Azione Dell’ On. Monica Frassoni

L’ Azione Dell’ On. Monica Frassoni

IS ARENAS E’ PATRIMONIO DELL’ UNIONE EUROPEA

La deputata Verde al Parlamento Europeo Monica Frassoni (nella foto)

ha presentato , mercoledi’ 27 ottobre 1999 un’ interrogazione alla Commissione Europea per chiedere un intervento rapido contro il progetto di sviluppo immobiliare a Is Arenas.

” La Regione Sardegna e’ doppiamente responsabile nella vicenda di Is Arenas”- dichiara l’on. Frassoni.”Siglando un accordo per la costruzione di mezzo milione di metri cubi di cemento si condanna a morte una zona bellissima riconosciuta di importanza internazionale dalla rete europea Natura 2000″.

Con l’interrogazione, si mira innanzitutto ad ottenere una valutazione dell’ impatto ambientale del progetto.

Le autorita’ competenti non possono sottrarre a tale procedura un progetto per il quale si prevede un impatto ambientale importante a causa delle sue dimensioni e della sua ubicazione. “La Corte di Giustizia Europea ha statuito chiaramente (con sentenza C-435/97 del 16 settembre 1999)sulla questione della discrezionalita’ in materia di valutazione d’impatto,-conclude l’europarlamentare.

“Quando un progetto e’ importante ed interessa un’area sensibile e’ necessario attivare la procedura.E ritengo che questo sia il caso di Is Arenas”.

Is Arenas ha bisogno di una politica di sviluppo meno aggressiva e piu’ compatibile con la sua eccezionalita’ ambientale e paesaggistica; sarebbe percio’ necessario una revisione dell’ Accordo di programma con la societa’ Is Arenas in vista della promozione di un turismo ecologico.

Successivamente alla presentazione di questa e di altre interrogazion la Commissione Europea, attraverso il Commissario per l’ ambiente (la svedese Margot Wallstrom) ha formalmente aperto una procedura d’ infrazione per violazione del diritto comunitario contro l’ Italia.

L’ accusa e’ infatti che la Regione Sardegna ha gia’ rilasciato numerose autorizzazioni senza effettuare preventivamente la Valutazione d’ Impatto Ambientale.

Inoltre la Commissione ha bloccato il finanziamento pubblico da 14 miliardi , gia’ assegnato dal Patto Territoriale della Provincia di Oristano alle …

Orchestra Mendelssohn a Campodolcino

Orchestra Mendelssohn a Campodolcino

Giovane direttore d´orchestra e compositore italiano. Dopo aver diretto una produzione della

Traviata presso il Teatro Sociale di Biella ed il Teatro dell´Opera del Casinò di Sanremo nel mese di Maggio 2013, ha recentemente diretto i concerti finali degli allievi della masterclass di canto Montalto Opera Studio 2013 tenuta dal docente Delfo Menicucci e dal soprano Luciana Serra, in un repertorio costituito da scene tratte dalla trilogia popolare verdiana. È stato assistente di Maurizio Benini per la produzione del Don Carlo di Verdi (versione in 4 atti), presso il “Theatre du Capitole” di Toulouse nel mese di Giugno 2013. Inoltre, su richiesta di Alfonso Caiani, ha collaborato con il medesimo teatro come direttore del coro di voci bianche del Capitole, in un concerto monografico dedicato a Benjamin Britten. Numerose le esperienze come direttore di ensemble strumentali più piccoli, fra cui la rappresentazione dei due intermezzi buffi di G. Battista Pergolesi La serva padrona e Livietta e Tracollo, con la ripresa dal vivo del concerto ad opera del regista televisivo Paul Philip Carter, presso il Teatro del Palazzo del Parco di Bordighera, nel mese di Febbraio 2012. Nello stesso teatro dirigerà nel mese di marzo 2014 la Petite Messe Solennelle di Gioachino Rossini nella versione originale del 1863, con al pianoforte un solista d´eccezione quale Massimiliano Damerini. Ha collaborato, in qualità di direttore musicale e

concertatore, con il progetto “Ligeia, Orchestra Giovanile del Ponente Ligure”, da lui diretta nel corso dell´anno 2013 in Bosnia, nel Teatro Statale di Banja Luka ed in numerosi teatri italiani, esibendosi anche a fianco dell´attore Enrico Beruschi. Dal 2013 è direttore musicale e socio fondatore dell´Orchestra Sinfonica Mendelssohn, con la quale si esibisce regolarmente in concerti sinfonici e operistici, collaborando con solisti come Massimo Anfossi, Massimiliano Damerini, Leonard Simaku, Filippo Pina Castiglioni, Fiorella Di Luca, Giorgio …

Litiga con la fidanzata, torna a casa e si impicca: 25enne trovato dai genitori

Litiga con la fidanzata, torna a casa e si impicca: 25enne trovato dai genitori

di Raffaella Ianuale

VENEZIA – Attimi concitati ieri mattina alla scuola media Ugo Foscolo di Catene a Marghera (Venezia). I ragazzini della seconda, dopo la lezione di educazione fisica, hanno iniziato a lamentare dei malori. Almeno una decina ha detto di avere nausea e uno ha anche vomitato. La responsabile del plesso ha avvisato il 118 che è giunto in via Parco Ferroviario con tre ambulanze ed ha trasportato i ragazzini all’ospedale dell’Angelo. Poco dopo esser giunti al Pronto soccorso i ragazzini hanno iniziato a sentirsi meglio, sono stati tenuti qualche ora in osservazione nel reparto di Pediatria e nel tardo pomeriggio sono stati anche dimessi.

Rimane il fatto che una decina di ragazzi, anche se in modo lieve, un malore lo ha provato. E tutti lo stesso. Il timore era che potessero aver mangiato o bevuto qualcosa che avesse fatto male. In realtà l’unica cosa che i giovani hanno fatto in comune è stato bere dell’acqua dal rubinetto della palestra dopo la lezione di ginnastica. L’attenzione quindi si è concentrata sull’acqua e l’ufficio igiene ieri è andato a fare dei prelievi dell’acqua per sottoporli ad accertamenti. Solo nei prossimi giorni si saprà cosa avesse l’acqua che non andava, ammesso che sia stata l’acqua a far star male gli studenti di seconda media.

Saputo quanto successo il dirigente scolastico ieri mattina si è recato all’ospedale di Mestre per vedere come stavano i suoi studenti. È stato lì finché sono stati visitati tutti ed ha anche parlato con i medici. «I ragazzi stavano bene, erano tranquilli – dice il preside Claudio Marangon – rimane il fatto che hanno lamentato questo malore. Ho subito inibito i rubinetti della palestra e ho chiesto agli ausiliari di raccogliere un po’ di acqua per vedere se ha qualcosa di strano. I medici hanno detto che …

Brevetti Ogm Bowman Monsanto Corte Suprema Usa

Brevetti Ogm Bowman Monsanto Corte Suprema Usa

Brevetti OGM: la sentenza Bowman-Monsanto

Riprodurre oggetti brevettati è illecito: la Corte Suprema americana ha applicato alla causa Bowman-Monsanto questo principio, valido su entrambe le sponde dell’Atlantico, anche se l’oggetto del brevetto è un organismo geneticamente modificato.

Una recente sentenza della Corte Suprema americana in una causa fra un agricoltore del Midwest americano e la multinazionale Monsanto, riguardante la violazione di un brevetto per una pianta di soia geneticamente modificata, ha avuto larga eco anche sulla stampa italiana. Il caso in sé, e più in generale la discussione sempre aperta sulla tutela brevettuale per gli organismi viventi, sono degni di attenzione e interesse, ma vanno trattati con la dovuta cautela e conoscenza dei fatti e delle norme. Cerchiamo quindi di fare chiarezza sulla vicenda all’origine della causa, sui princìpi applicati dalla Corte Suprema americana e infine sulle differenze fra le norme statunitensi ed europee applicabili al caso.

I fatti

Vernon Hugh Bowman è un agricoltore dello stato dell’Indiana, Stati Uniti. Ogni anno, il sig. Bowman acquista dalla Monsanto i semi che la multinazionale commercializza con il nome di Roundup Ready (RR). La soia RR è una pianta geneticamente modificata per resistere ad un erbicida tossico per tutte le piante detto glifosato ed è coperta da un brevetto di proprietà della Monsanto. L’acquisto di sementi RR è condizionato alla firma di un accordo di licenza con la Monsanto, che autorizza l’acquirente a piantare i semi e a disporre a piacimento del primo raccolto e dei nuovi semi da esso derivanti – anche vendendo tali semi per uso alimentare – ma vieta espressamente l’uso dei semi provenienti dal raccolto per ottenere ulteriori raccolti.

Il sig. Bowman pianta i semi acquistati dalla Monsanto ed ottiene un raccolto, che viene interamente venduto senza conservare alcun seme, nel rispetto dell’accordo di licenza. Le condizioni climatiche …

Dal Campo di Paciano

Dal Campo di Paciano

Paciano-Tuoro 1-0

La legge del calcio dice, che chi sbaglia prima o poi viene punito e anche ieri questa regola è stata applicata. Nel primo tempo gli avanti del Tuoro hanno buttato alle ortiche almeno 4 clamorose palle-gol e puntualmente nella ripresa è arrivata la giusta punizione con il gol degli avversari. La prima mezz’ora della gara è prettamente una fase di studio. Il Paciano si affida a lunghi lanci per gli attaccanti che non scaturiscono nulla di concreto mentre il Tuoro si affida a geometrie che su un campo piccolo e con il fondo molto irregolare non portano gli effetti desiderati. L’ultimo quarto d’ora della prima frazione registra le clamorose palle gol per gli ospiti. Al 29° Cuiti entra in area salta due avversari e quando sta per calciare in porta scivola e cicca il tiro. Passano due minuti, Pazzaglia salta Socciarelli e tira prontamente ma Rosi si supera e respinge. Al 45° Cecchini serve di testa Cavallari che in area di rigore da posizione angolata mira il palo opposto ma il portiere si supera ancora. La palla più clamorosa capita però a Pazzaglia che in pieno recupero, evita l’ultimo uomo e a tu per tu con Rosi spara tra le braccia del portiere. La prima azione del secondo tempo vede ancora protagonista il Tuoro, Pazzaglia pesca in area Cavallari, l’attaccante colpisce in perfetta coordinazione al volo la palla ma Rosi non si fa sorprendere. E succede che, come nella famosa canzone degli 883, gli avversari alla prima vera occasione ti puniscano. 8° corner per il Paciano la palla dopo un batti e ribatti termina sui piedi di Nasorri che da posizione angolata scaglia un tiro imprendibile che termina all’incrocio dei pali. Il Tuoro si sgonfia e il Paciano in contropiede ha più di un occasione per chiudere la …

Export reggiano: interviene la Cna

Export reggiano: interviene la Cna

mercoledì 23 giugno 2004, ore 14.33

Export reggiano: interviene la Cna

“I dati di questi giorni provenienti da fonte ISTAT relativi all’andamento dei flussi esportativi delle aziende reggiane e che segnalano per il 1° trimestre del 2004 un saldo negativo del 12,55% sull’analogo periodo dell’anno precedente appaiono, anche rispetto alle fonti di osservazione della nostra Associazione Provinciale, poco comprensibili e convincenti, soprattutto se comparati al trend di altre province limitrofe della regione dove si evidenzia al contrario qualche positivo segnale di ripresa. Proprio poche settimane fa abbiamo pubblicato i risultati della nostra ultima rilevazione trimestrale dell’osservatorio economico congiunturale derivanti da un campione di 250 imprese appartenenti ai principali settori manifatturieri e da essi emergeva, accanto ad altri indicatori, che nel periodo Gennaio/Marzo 2004 il livello degli ordini e della domanda di clienti esteri rispetto al 4° trimestre 2003 era risultato stabile con una tendenza all’aumento (+ 2,94%); anche le previsioni espresse dagli imprenditori delle aziende esportatrici del campione relative al secondo trimestre 2004 erano improntate a maggiore ottimismo e prefiguravano un aumento più deciso degli ordini provenienti dai clienti esteri. Il dato ISTAT contrasta anche con i risultati di una recentissima rilevazione di Unioncamere, la quale evidenzia un miglioramento del trend delle esportazioni anche per la nostra provincia, dopo un 2003 sicuramente negativo. A questo punto sarebbe davvero interessante capire meglio come è stata costruita la base dati di questa rilevazione ISTAT, se tutte le informazioni relative ai volumi esportati nel periodo di riferimento sono state effettivamente statisticate e se possa aver influito negativamente il risultato specifico di qualche settore manifatturiero, come il tessile abbigliamento, che continua purtroppo a manifestare una situazione più problematica. Anche in quest’ultimo caso, tuttavia, dovrebbe risultare particolarmente penalizzata soprattutto la provincia di Modena, per la quale è stata presentata al Governo la richiesta per le …

Agricoltura: produzione in calo del 3% per la siccità

Agricoltura: produzione in calo del 3% per la siccità

martedì 16 dicembre 2003, ore 17.13

Agricoltura: produzione in calo del 3% per la siccità

La produzione agricola dell’Emilia Romagna nel 2003 è stata condizionata dalle gelate primaverili e, soprattutto, dalla siccità e dal caldo estivo. Il bilancio economico, secondo le prime stime della Coldiretti regionale, evidenziano un calo attorno al 3%, che porterebbe la Plv sui 3.557 milioni di Euro ( 110 milioni di Euro in valori correnti), con un ritorno al di sotto del valori del 2000 (3.660 milioni di Euro). Nell’ ortofrutta – rileva Coldiretti – la minore produzione è stata bilanciata dall’ aumento dei consumi, che hanno mantenuto i prezzi a livelli remunerativi. Le aziende che sono riuscite a contenere gli effetti della siccità con l’ irrigazione, hanno conseguito risultati economici soddisfacenti, soprattutto per la frutta estiva, come pesche e nettarine (produzione 20%), cocomeri e meloni. Partito in maniera forte, il mercato delle pere ha poi rallentato, ma i risultati sono stati soddisfacenti, grazie anche al calo del 15% della produzione regionale ( 8% in Italia e 10% in Europa). Buoni risultati anche per le mele, in leggero calo a livello regionale ( 5%) ma anche nazionale ed europeo. Il crollo di produzione del kiwi ( 50% in regione, cali più contenuti in Italia ed Europa) sta mantenendo il mercato a buoni livelli. La Coldiretti definisce invece “disastrosa” l’ annata bieticola, dove la contrazione del 10-12% delle semine conferma la tendenza, in atto da alcuni anni, al disimpegno dei produttori. La siccità – rileva l’organizzazione dei produttori – ha ridotto fortemente il peso delle radici portando al 40% il calo della produzione. Unico elemento positivo è stato il grado medio di polarizzazione, pari a 16 gradi per quintale, che ha contribuito a contenere il calo dello zucchero al 28% rispetto al 2002. “Nella bieticoltura ha detto …

Escort, dal pm no all’arresto di Lavitola prende corpo l’ipotesi di archiviazione

Escort, dal pm no all’arresto di Lavitola prende corpo l’ipotesi di archiviazione

realizzazione dell’impianto necessario al collegamento al servizio EmailNet;

spese relative all’utilizzo dell’energia elettrica;

spese per la linea di collegamento alla rete Internet ed al relativo utilizzo

e quant’altro inerente, connesso e conseguente ai servizi, se non espressamente previsto a carico della ADB.

Articolo 5 – RESPONSABILITA’

Pur ponendo ADB la massima diligenza nell’acquisizione dei dati ed elaborazione del servizio, l’Utente riconosce espressamente che:

i dati relativi alle elaborazioni, oggetto delle prestazioni di cui al presente contratto, hanno carattere puramente informativo ed orientativo;

ogni eventuale difformità dei dati forniti rispetto a quelli reali, casi come l’interruzione dei servizi, per cause non imputabili ad ADB (a titolo esemplificativo, ma non esaustivo, guasti meccanici ed elettronici, guasti di centraline telefoniche od elettriche, ecc.), non potranno dar luogo, per nessun titolo, causa o ragione, a pretese risarcitorie e/o di altra natura, anche per l’ipotesi di pretesa avanzata da terzi contro l’Utente stesso.

Articolo 6 – USO DEI DATI E DELLE INFORMAZIONI

I dati e le informazioni oggetto del servizio non potranno essere nè trasferiti a terzi, o in qualsiasi modo fatti circolare, divulgati o lasciati divulgare, nè utilizzati su sistemi informativi interni od esterni, senza il consenso scritto di ADB e, quando necessario, delle fonti di informazione. La violazione del sopra indicato obbligo, darà diritto ad ADB di risolvere immediatamente il contratto e di pretendere, quale risarcimento, una somma pari a 3 (tre) annualità del compenso, salvo il maggior danno.

Articolo 7 – VARIAZIONE PREZZI E MODIFICA CONDIZIONI GENERALI

Al rinnovo del contratto, ADB avrà il diritto di variare il corrispettivo del servizio e/o di modificare le presenti condizioni contrattuali generali, comunicandolo all Utente a mezzo di lettera raccomandata con ricevuta di ritorno con preavviso di giorni 60 (sessanta). L’Utente avrà il diritto di recedere dal contratto, con effetto dalla scadenza del predetto termine …

Spaggiari inciampa su Internet

Spaggiari inciampa su Internet

Economia e Lavoro

Ciò che rimane del grande sogno Internet di Alessandro Spaggiari, è oggi nelle mani del liquidatore Mario Ferrario. Dal suo ufficio milanese, Ferrario sta cercando – e con un certo successo – di vendere a pezzi le attività di Galactica, la società informatica fondata nel 1989 da Lorenzo Podestà e rilevata due anni fa dall’imprenditore di Correggio. L’obiettivo del titolare della Spal era quello di trasformare Galactica nel più importante Internet service provider italiano. Un obiettivo supportato da ingenti investimenti e da accordi con nomi altisonanti come Microsoft e Cisco. Nell’aprile dell’anno scorso un aumento di capitale e l’avvio delle procedure per la quotazione al Nuovo Mercato. Poi, la grande bolla della cosiddetta New Economy esplode. Per Spaggiari cominciano i primi problemi. Lo sbarco a Piazza Affari viene rimandato a tempi migliori. I conti cominciano a non tornare e il 7 settembre scorso arriva il colpo definitivo: Telecom Italia disconnette le linee di Galactica. Due settimane dopo, all’assemblea degli azionisti non resta che deliberare lo scioglimento e la messa in liquidazione della società. Il liquidatore si è messo subito al lavoro. Il 30 novembre il ramo d’azienda business, con relativi dipendenti e infrastrutture logistiche e tecnologiche, è stato ceduto alla Aconet, società del gruppo Cofisan. Ieri, invece, è stata perfezionata la cessione del marchio Galactica e dei servizi Adsl e di posta elettronica al gruppo Cubecom.

Un brutto colpo, insomma, per Spaggiari, che di Galactica controllava il 90% del capitale e che, in quanto azionista di Bipop, è anche alle prese con il bagno di sangue dell’operazione Entrium. Nell’acquisizione della società tedesca, attraverso la sua finanziaria Crefin, l’imprenditore correggese ha investito in gennaio 100 miliardi. Nell’arco di un anno, a causa della caduta del titolo, ne ha persi 78. E in seguito agli accordi presi con gli …

BSE: nuovo allarme

BSE: nuovo allarme

in discoteca con un clic

giovedì 04 aprile 2002, ore 09.04

BSE: nuovo allarme

Oramai il test rapido non perdona. Il livello di affidabilita’ dell’esame per individuare la presenza del morbo della mucca pazza e’ talmente elevato da lasciare poco spazio alle incertezze. Ma l’ultima parola spetta sempre all’istituto di referenza di Torino che tra qualche giorno emettera’ la sentenza definitiva. Solo allora si potra’ affermare l’esistenza del quinto caso di BSE in provincia di Reggio. Ma questa volta, semmai arrivasse la conferma, per gli allevatori le cose potrebbero andare diversamente: non piu’ abbattimento totale della mandria, il cosiddetto “stamping-out”, ma una selezione dei capi da avviare al macello in base all’eta’ degli animali compresi i discendenti dell’animale malato. Tutti aspetti che saranno valutati all’indomani dell’eventuale conferma della malattia. Il test rapido ha rilevato la presenza del prione su una bovina di sette anni, morta per cause naturali in un grande allevamento di Rolo. Una stalla modello, di altissima genealogia, che conta oltre 200 capi. Giorni difficili per questi stimatissimi allevatori che hanno incontrato questa mattina il sindaco Allegretti, le autorita’ sanitarie e il presidente della Coldiretti Simone Nasi per una prima valutazione della situazione. Per ora e’ stato attivato il cordone sanitario intorno all’azienda e il latte prodotto sara’ stoccato in attesa della valutazione sanitaria definitiva sul caso di BSE. In tutti i casi, per la prima volta da quando e’ scattata l’emergenza encefalopatia spongiforme bovina, le prospettive per l’allevamento interessato sono meno buie. Due mesi fa, su pressione delle associazioni di categoria, il Governo ha deciso di togliere dal passaporto dei bovini il marchio che attestava l’eventuale presenza dell’animale in un allevamento interessato alla BSE, restituendo la commerciabilita’ all’animale. Percio’ l’abbattimento totale della mandria diventa fortunatamente superfluo anche perche’ inutile. Resta pero’ da affrontare il capitolo degli indennizzi, …

Prevenzione Del Disagio Giovanile: Il “gruppo Di Rete” Dell’evançon

Prevenzione Del Disagio Giovanile: Il “gruppo Di Rete” Dell’evançon

Prevenzione del disagio giovanile: il “gruppo di rete” dell’Evançon

Ormai da tempo, nell’ambito del lavoro sociale, almeno sulla carta si è passati dal modello di intervento di tipo “riparativo” a quello di “prevenzione del disagio”. La legge 328/2000

[1]

(conosciuta anche come “riforma dei servizi sociali”) ha dato finalmente un chiaro fondamento legislativo a questo tipo di impostazione generale basato sulla Prevenzione, concetto che in assenza di un riconoscimento formale era probabilmente destinato a rimanere astratto e concretamente inapplicato. Questa legge quadro introduce alcuni strumenti operativi concreti per agire a livello preventivo sul territorio, come i Piani Regionali ed i Piani di Zona, e contemporaneamente promuove l’utilizzo di macro-strategie generali come il lavoro di rete e la progettazione sociale. Come verrà applicata in Valle d’Aosta questa legge? Nessuno lo sa ancora di preciso. Nel territorio della Comunità Montana Evançon però da circa un anno e mezzo si sta sviluppando a livello informale un’esperienza che si potrebbe definire d’avanguardia, in completa coerenza con i principi dettati dalla 328. In estrema sostanza, succede che un gruppo di persone, in rappresentanza di varie realtà (enti e istituzioni pubblici, cooperative sociali, associazioni di volontariato…) legate all’universo dei minori, si sta regolarmente incontrando per effettuare un lavoro di rete finalizzato alla prevenzione del disagio giovanile. L’iniziativa è partita nel 2001 su proposta dell’educatore del servizio ADE

[2]

, coadiuvato dall’animatore dell’Oratorio Parrocchiale “Frère Gilles” di Verrès. L’invito a partecipare agli incontri per il lavoro di rete è stato (ed è) rivolto ai responsabili di: Comunità Montana, Comuni della zona, Istituzioni scolastiche, servizi socio-sanitari, Biblioteche, tutte le altre strutture territoriali rivolte ai minori, Forze dell’Ordine, Parrocchie. Da allora, il gruppo ha attraversato diverse fasi: in un primo tempo i partecipanti si sono dedicati allo scambio di informazioni sulle reciproche competenze e sull’analisi del bisogno del territorio. …

Commercianti al sindaco«Si cambi la viabilità»

Commercianti al sindaco«Si cambi la viabilità»

Mer, 06/08/2008 (Tutto il giorno)

Ancora commercianti sul piede di guerra con il Comune per il timore che la nuova viabilità possa isolare il centro. Doveva essere una questione di poche settimane l’installazione di una rotonda in piazzale Vittorio Veneto. E anche di un semaforo che permettesse di effettuare un senso unico alternato, semaforo che avrebbe sostituito quello di via Marconi (strada attualmente a senso unico dal centro ad uscire verso Villafranca). Infatti ad inizio giugno il sindaco, Albino Pezzini, durante una riunione che vedeva presenti l’assessore alla viabilità, Giovanni Pizzamiglio, l’assessore al commercio, Giovanni Veronesi e Gianni Turrini, presidente della Concommercio locale, con una trentina di commercianti, s’era espresso per un veloce cambiamento della situazione. Adesso, a distanza di quasi due mesi e visto che i lavori non sono partiti i commercianti chiedono conto di questo ritardo, con una lettera garbata, ma dai toni fermi.

«Nulla di quanto ci era stato promesso», scrive Turrini a nome dei suoi associati, «è stato effettivamente fatto. La stagione estiva ormai è compromessa e le ferie estive sono al culmine. Ora anche l’amministrazione comunale andrà in vacanza, senza aver risolto il problema».

Poi la Confcommercio locale mette le mani avanti: «Non vorremmo sentirci rispondere dall’amministrazione che “ci stiamo lavorando” oppure che “la burocrazia necessita di tempi lunghi”, ma vorremmo avere delle risposte concrete e soprattutto delle azioni tangibili». Infine Turrini rimarca la necessità di studi sulla viabilità ed auspica che lo si faccia in particolare per le prossime lottizzazioni.

Pronta la replica del sindaco Pezzini: «I lavori concertati nella riunione di giugno e relativi alla rotonda di piazzale Vittorio Veneto inizieranno tra pochi giorni, superati alcuni intoppi burocratici. Inoltre, come richiesto in tale riunione, verrà invertito il senso unico di via Marconi e la rotonda provvisoria consentirà la verifica della soluzione definitiva più …

© 2019 Proudly Powered by WordPress